Ho colto nelle tue parole la profonda sofferenza che tale decisione ti è costata, non potrebbe essere altrimenti visto ciò che la militanza socialista è stata per te, e tu sei stato per essa.
Permettimi, però, senza pretese, di poterti dare una brutale consolazione: il TUO PSI, il PSI vero e proprio, quello dei Turati, Matteotti, Lombardi, Nenni, Pertini, Craxi, mio Papà, tanto per capirci, è finito nel 1994, come sappiamo e nel contesto che sappiamo. Da quello non sei mai uscito. Poi c'è stato un lungo e faticoso lavoro con alterne fortune, di cui tu sei stato sicuramente protagonista, di ricostruzione, ed anche, per quanto possibile, rinnovamento.
Ai tempi dello SDI, l'idea non era RIFARE il PSI, ma traghettarne storia, valori, patrimonio culturale e ideale, intuizioni e passioni nel 2000, in un soggetto del riformismo moderno e plurale. Sulla "Casa dei Riformisti" ci fu un intenso congresso - di quelli veri - a Fiuggi, ci partecipai anche io. Ricordo bene i tuoi interventi in cui spiegavi che questo era lo scopo dello SDI. Tappa fondamentale di questo processo era il rafforzamento della componente liberalsocialista nel centro sinistra, che doveva essere il collante e il trainante di un aggregato riformista plurale. La Rosa nel Pugno, in fondo è stato la massima espressione di questo tentativo.
Ci sono stati momenti, occasioni, situazioni locali in cui si è riusciti a delineare, in parte mettere in pratica, questo disegno. Gli eventi, gli altri soggetti, anche quelli che avrebbero dovuto essere interlocutori, le nostre capacità e incapacità e, diciamolo, anche un po' di malafede di quelli che si riteneva compagni, hanno fatto sì, alla fine, che tale prospettiva non si concretizzasse mai, ed anzi, oggi appaia lontana, molto lontana.
Oggi siamo in un contesto sociale, culturale e politico diverso, ben più ostico, soprattutto per la forte disaffezione popolare alla partecipazione democratica, ciò genera una classe dirigente mediocre e populismi sempre più estremi. L'humus ideale per generare quei mostri che cominciano a fare capolino sempre più vicino. Non è un problema solo italiano, ma in Italia è particolarmente un problema. E lo è ancora di più perché anche la Sinistra, qui, è parte non secondaria del problema.
Rifare il PSI nel 2008 è stato, io credo, un rifugio nella nostalgia e un arretramento rispetto allo SDI. Capisco che fosse, però, inevitabile, e direi anche irresistibile, provarci. Io sentii di dovermene andare un paio d'anni dopo, non tanto per gli insuccessi elettorali, quanto per la progressiva inazione e riduzione a comitato elettorale a uso di pochi in cui il partito si stava trasformando nella mia realtà metropolitana.
Nel 2018 rientrai, all'indomani della disfatta che avrebbe portato ai mai abbastanza esecrati governI Conte, perché ritenevo fosse doveroso dare un contributo anche piccolo alla discussione per la ricostruzione di una prospettiva politica organizzata di centrosinistra, il dibattito che il compagno Del Bue animava con l'Avanti! Online sembra indicare la possibilità che il partito fosse animatore di quel processo e m'illusi leggendo i documenti congressuali che parlavano di Rosa nel Pugno 2.0, che si riprendesse l'impegno dello SDI per la costruzione di una solida area liberalsocialista. Mi pareva che anche nella nostra regione vi fosse una rinnovata vivacità. Mi dovetti rapidamente ricredere. Cambiato qualche suonatore, la musica era la stessa, anzi pure peggio. Anziché guardare oltre, mi sono ritrovato col garofano e l'Avanti di carta, con un'azione politica assente e con il progressivo svuotamento degli organi di partito a uso di un innaturale, per la nostra storia, centralismo, NON democratico; non occorre rammenti a te l'involuzione del partito. A te, che l'hai vissuta anche in modo più diretto e doloroso. A volte penso a cosa direbbe mio papà oggi, e penso sarebbe molto deluso da taluni e arrabbiato, di certo non domo. Una volta mi disse che non era importante l'etichetta che ci si dà, era convinto che vi sarebbe sempre stato qualcuno che avrebbe agito da socialista a prescindere. Il compagno Tomasettig una volta espresse il concetto che ci sono idee che hanno forza da sole, ossia sono talmente possenti che emergono nella storia anche quando non vi sono sostenitori, il socialismo diceva, è sicuramente una di essere
Questo PSI non ha ormai traccia del partito a cui si ispira. E' inutile, talvolta dannoso. Comunque io credo che oggi più che il cimento elettorale serva un'azione, in primis culturale, di movimento, di dialogo, di esempio per riportare nella società odierna, spesso egoista, chiusa, impaurita e rancorosa. in modo concreto il senso di solidarietà e l'aspirazione al Progresso, sociale e civile. Serve mostrare che l'impegno politico è cosa bella - la più alta forma di carità - come disse splendidamente Paolo VI, non quella cosa sporca a cui il populismo lo ha relegato, perché lo scopo, come dici tu, dei demagoghi è svuotare le Istituzione democratiche della partecipazione popolare, in modo da potersene impadronire, e una società di egoismi, è più facile da governare, il "divide et impera" resta sempre una gran verità. Ecco perché penso servano iniziative che non abbiano le prossime elezioni come primo obbiettivo, quanto piuttosto la mobilitazione sociale e il recupero della cittadinanza attiva anche all'impegno politico. E non si può farlo solo con l'iniziativa culturale, servono anche azioni di tangibile servizio. All'alba del socialismo erano l'alfabetizzazione o l' assistenza sanitaria verso il sottoproletariato, oggi servono altre forme che agiscano sulle crescenti aree di marginalizzazione sociale. Sono in primis i più deboli a non credere alla società e alle Istituzioni.
Per cui, avviandomi a concludere questa fin troppo lunga lettera, caro Giovanni, anche in vista delle prossime regionali venete, non darti troppo cruccio, Zaia o no il centrosinistra non toccherà palla, perché ha sprecato anche questi 5 anni senza elaborare un percorso politico organizzato, ricostruito un rapporto con la società veneta e una squadra credibile, non perché non disponga di idee, programmi, personalità e figure rappresentative, ma non sa inquadrarle in una visione di prospettiva e non sa sfuggire alle meschinità interne e alle lotte tra gruppi e gruppuscoli, soprattutto non ha, come del resto il campo nazionale, una saldo e chiaro orizzonte riformista, che tracci una rotta da qui al 2050 e abbia un campo di idee e valori di base condivisi.
E' quanto mai necessario riaffermare l'attualità del pensiero e dell'azione riformista e socialista liberale in particolare. Nei fatti, non nei richiami nostalgici o nelle etichette. La fase è ardua, la lotta dura. Ecco, perché, non è ancora tempo che il vecchio alpino riposi. Il tuo esempio, la tua storia, il tuo impegno sono cose da cui non potrai mai recedere.
Scusa la lungaggine, ma penso che le persone di valore, valgano la complessità di un discorso articolato. Sperando quanto prima di poterlo fare di persona, caro Giovanni, ti abbraccio fraternamente con grande affetto e stima.
Tuo compagno Alessio.


