lunedì 15 agosto 2022

Che fare?

Che fare? Così titolava un opuscolo di propaganda del compagno Lenin. Sembra che in Italia una coalizione "Ursula" che metta assieme i riformismi socialista, liberale, popolare ed ecologista non si possa fare. Non si può fare perché il centro popolare di fatto non esiste, sparpagliato in frattaglie politiche o accodato ai populisti destrorsi. Non si può fare perché l'ecologismo politico in Italia è fermo agli anni '70. Non si può fare perché i Liberaldemocratici in Italia sono frastagliati in partiti dominati dall'ego dei loro leaders, che hanno un rapporto compulsivo sui social e per tanto sono alla perenne ricorsa degli umori di tendenza. Un tempo i partiti, profondamente ramificati nella società, avevano chiara la situzione, poiché la toccavano con mano con le proprie strutture nel territorio e nel mondo del lavoro. Oggi questo sistema è saltato e i leaders si devono affidare a sondaggi e, appunto, alle tendenze social. Di fatto sono mezzi ciechi e questo fa si che non sappiano proporre azioni di lungo respiro. Leggo così la rottura di Calenda con il centrosinistra e fa sorridere il suo accordo con Renzi, dopo che se ne erano dette di ogni fino a settimana scorsa. Propria Calenda aveva più ricordato il valore delle parole in politica. Certo si può sempre cambiare idea, vedi Di Maio, ma tempi e metodi lasciano l'amaro in bocca. 
A parte le forze minori, tipo M5S (i cui sondaggi ancora al 10% mi lasciano interdetto), il polo Calenda Renzi, che non sembra avere appeal, frattaglie varie - tra cui l'Italexit di Paragone, che di fatto raccoglie quello che per me è il peggio della società italiana, anche lì dato su un preoccupante 3%, i competitor sono due: centrodex a guida Meloni, e centrosinistra, costituito essenzialmente dal listone PD + cespuglietti.
Or bene, nel centro sinistra ci sono alcune note positive. La candidatura Cottarelli, che indica che ci sarà una forte attenzione al tema del debito pubblico, al taglio intelligente della spesa pubblica, ai rapporti internazionali, le candidature Cucchi e Sumaoro che mostrano attenzioni a tematiche delicate e attuali, alcuni punti programmatici. Certo sul simbolo del listone PD, che vede al suo interno anche PSI, Art.1, Demos, si poteva far meglio, al fine di connotare chiaramente la lista come la lista del PSE in Italia, ma tant'è ormai così è. Adesso c'è da dare coerenza a questa alleanza, evitando distinguo e contradditizioni ed evitando l'attacco al Calenda e co. Inutile allargare un solco che prima o poi andrà colmato. Il centrosx deve riuscire a intercettare tutti quelli che sono delusi per la caduta di Draghi, Deve dare messaggi chiari che smuovano chi ancora si dibatte nel non voto. Solo così il 10% che manca secondo i sondaggi potrà essere recuperato. E' difficile, ma non impossibile, ormai nelle elezioni vi sono movimenti elettorali anche del 30-40%. E nel centrodx Salvini e Berlusconi ogni volta che aprono bocca fanno danni.
Certo il Listone di Italia Democratica e Progressista deve diventare di più. Il PSI proponga un patto federativo. Si ritorni all'idea di Casa dei Riformisti che almeno 3 lustri fa lanciata dallo SDI. Solo innescando questo tipo di dibattito si potrà finalmente rifondare il centrosinistra e superare alcune della tare e contraddizioni del PD che troppo spesso, anche in periodi recenti hanno impedito un proposta organica e credibile dello schieramento di sinistra al Paese.

domenica 31 luglio 2022

Elezione 22. Fare o non fare. Non c'è provare.

Il risultato elettorale di settembre, per taluni è scontato, e dovremmo rassegnarci al governo Meloni, il che farebbe dell'Italia una sorta di grande Ungheria, visto che il modello è Orban, solo che in aggiunta noi abbiamo un debito pubblico mostruoso e qualche altra compliacazione in più. No, la vittoria del centrodestra non è la fine dell'Universo conosciuto. Ma a mio avviso rappresenterebbe l'inizio dell'uscita dell'Italia da ogni circuito geopolitico di rilievo (dove oggi piaccia o meno ancora ci siamo e, grazie a Draghi ci siamo ancora di più). Perché il centrodestra italiano non è un regime neofascista in nuce, ma un coacervo di dirigenza inadeguata che sostanzialmente rappresenta una serie di lobbies che hanno nel proprio interesse particolare l'unico loro orizzonte a scapito degli interessi dell'intero paese. Questo li porta ad accettare politiche accondiscenti verso Cina e Russia, usare la UE come capro espitaorio, spese in deficit per dare soddisfazioni effimere, fiscalità allegra, procrastinazione se non negazione delle questioni spinose quali ambiente e flussi migratori, che invece usano come clava per la propaganda, così come i temi dei diritti civili, per mantenere l'opinione pubblica in un costante stato di astioso malcontento e sopratutto occupata ad azzannarsi al suo interno. Il centrodestra nazionale è sostanzilamente una visione meschina e presentista del nostro paese e di noi italiani. Non c'è assolutamente l'ombra dei grandi partiti conservatori presenti altrove. Il tutto condito con un po' di folklore e con lisciate di pelo a frange irrazionali. Purtroppo è una forma mentis molto diffusa anche nel popolo, siamo malati di individualismo spinto, crassa ignoranza talora, pregiudizio e soprattuto presentismo. Non pensiamo al futuro.

Il centrosinsitra ha il problema dei grandi strateghi. Da quelli che vivono di retorica, a quelli che pensano a non far vincere troppo il centrodestra scomettendo su una sua successiva implosione - è un giocare ai dadi con la pelle degli italiani - cosa che di solito si risolve invece in implosioni nel centro sinistra. Poi abbiamo i troppi ego. Tutti pensano di avere Tutta la ragione. Tutti pensano siano importanti i distinguo. Tutti parlano bene, ma razzolano male. Il centrosinistra ha il dovere di giocare per davvero questa partita, non fingere di provarci o provarci un po' e un po'. La fase storica è capitale e lasciare agli Orban de noantri la sua gestione sarebbe pessimo per il paese. E' tempo di mettere le idee e le forze a fattor comune, in modo chiaro e trasparente. Certo vorrà dire imbarcare qualche "pentito" 5S. In un mondo ideale se ne potrebbe fare a meno. Però,  prendiamo atto della "maturazione" e sopratutto sorridiamo con malevola soddisfazione. Lasciamo ciò che resta dei pentastellati alla loro riedizione in formato farsesco della "Izequierda unida", condannata all'irrilevanza. Leggo che uno dei motivi che potrebbe portare a un mancato accordo tra Azione e soci e Partito Democratico e compagni potrebbe proprio essere la presenza di Di Maio e compari, che per Calenda sarebbero indigeribili. L'Onorevole Calenda, io lo apprezzo molto e spesso, ma questo suo far il Minosse tra potabili e non, non lo trovo molto lungimirante, per altro gli si potrebbe far notare che anche alcuni recenti imbarcati suoi, di derivazione forzista, potrebbero essere indigesti per qualcuno, perché l'appoggio alle politiche berlusconiane per un ventennio non è cosa meno pesante del decennio pentastellato. Conviene quindi essere si chiari e onesti, ma anche pragmatici. 

Ora io credo che il Governo Draghi abbia fatto molto e sia importante rivendicarne l'eredità e la continuità. L'agenda Draghi, è il fattore comune, a cui aggiungere questioni legate ai diritti civili e sociali, all'innovazione, alle riforme istituzionali, all'istruzione e alla questione energetica, in cui l'europeismo concreto sia elemento fondante. La gestione del PNRR è di persé un piano di governo. Non credo, però, che il professor Draghi possa essere usato e nemmeno sia disponibile, a farsi capo di una parte, quandanche questa gli giurasse fedeltà. Meglio tenercelo buono per il Quirinale. 

Bisogna fare sul serio, con messaggi convinti e una proposta di candidato Presidente del Consiglio che dimostri la convinzione. Ma un nome che faccia sintesi tra l'area socialdemocratcia e l'area liberaldemocratica in cui speriamo si strutturi la coalizione di centro sinistra, che sia in conitnuità con l'eseprienza di Mario Draghi, che abbia la fiducia del Colle e stima internazionale, che sia pragmatica e abbia contezza della necessità di affrontare il debito pubblico, europeista e conscia delle questioni che ci attendono e delle scadenze del PNRR, c'è già. Si chiama Carlo Cottarelli.

mercoledì 20 luglio 2022

La musica è finita, gli amici se ne vanno. Che inutile Serata.

Una vecchia canzone faceva: la musica è finita, gli amici se ne vanno, che inutile serata... Non so esprimere il mio scoramento, misto a fastidio per la fine del Governo Draghi. Non staro a fare grandi analisi politiche, ne leggeremo molte e di migliori a quelle che posso fare io da qui ai prossimi mesi. Prossimi mesi in cui saremo in balia di una campagna elettorale becera, fatta a chi la spara più grossa. Assisteremo a sparizioni, ricomparse, dovremo sorbirci retoriche, e nel frattempo il paese sarà alla mercede di quello che succede in questo pazzo mondo. Gongolano a Pechino e al Cremlino. Le loro quinte colonne italiane hanno lavorato bene. Avevamo ritrovato un ruolo, un prestigio, credibilità, perchè avevamo messo in campo il nostro uomo migliore. Che in anni di esperienza internazionale aveva dimostrato il suo valore. Non è il fatto che buona parte della classe parlamentare e i principali leader si siano dimostrati interessati al loro misero tornaconto elettorale e inadeguati al ruolo, lo si sapeva già, ognuno ha fatto il suo mestiere, compreso il PD che pensava di addomesticare gli sfascisti a 5 stelle, quello che mi fa davvero ribollire il sangue è tanta parte della cosidetta società civile. A leggere i commenti sui social, a discutere in giro, c'è una trasversalità di miseria intellettuale e morale che fa spanvento. Un'eterna recriminazione, protesta, acrimonia perenne, qualunquismo e soprattutto menefreghismo. Chissenefrega della pandemia, della crisi climatica, dell'Ucraina, ma facciamo i fatti nostri, pensiamo prima a noi, ma cerchiamo di essere docili con Putin e i Cinesi, guardiamo ai fattacci nostri, ma usciamo dall'UE, che tanto ci arrangiamo. Vuol dire non avere in testa la situazione e la dimensione in cui ci troviamo, Vuol dire fregarsene della realtà, perché la relatà ci chiede delle rinunce e delle responsabilità, delle fatiche che non vogliamo fare. Vogliamo il nostro, anzi meglio senza pagar dazio. In malora il resto. E questa cosa non è radicata in una determinata fascia della popolazione, è un po' dappertutto, aiutata da alcuni media, forze politiche e sul narcisismo di taluni sedicenti intellettuali che cercano lucro di varia natura solleticando la parte peggiore della società. Per questo uno come Mario Draghi ci da fastidio. Perché ci ricorda la nostra inadeguatezza, ci ricorda che le nostre frustrazioni si debbono al fatto che pretendiamo di avere senza il sacrificio che ciò richiede. E come lui i vari Mario Draghi che incontriamo ogni giorno. Quelli che hanno studiato molto, fatto esperienze, gavetta, visto il mondo, conseguito risultati con il proprio sforzo, lavorato intensamente. Noi quelli non li sopportiamo. Preferiamo i pifferai, quelli che ci spiegano che non è colpa nostra se le cose vanno male, ma della casta, degli immigrati, degli USA, della UE. Quelli che si sobillano le scemate negazioniste in testa, perché gli serve chi si sia irrazionali e si usi la testa il meno possibile. Quelli che creano il malcontento e ci lucrano. E noi ormai ci siamo completamente in questa melma. Anche perché poi ci sono quelli che pensano di poterla gestire alla meno peggio, ed in realtà facilitano il lavoro ai lanciatori di sterco professionisti. Altra battuta memorabile. "l'Italia è un paese bello, ma inutile. Andate via se potete".  

Se i miei figli vorranno andarsene, io farò di tutto per aiutarli. Io resto. Perché troppo pigro. Ma sopratutto troppo stupido per poter demordere dallo sperare che noi si possa essere qualcosa di meglio di questo squallore.

venerdì 8 luglio 2022

Caro Segretario ti scrivo...

Ho rimuginato a lungo se scrivere questo post, non tanto per il valore del contenuto, che sarà modesto come buona parte di ciò che scrivo, quanto sul fatto se ne valesse la pena o meno, se potesse servire a qualcosa. Ho una certa sfiducia ultimamente del dibattito pubblico, particolarmente di quello che è, ad oggi, ancora il partito in cui milito. So bene che è modesto il contributo che do alla sua vita interna, molto meno di quello che avrei voluto dare nel 2018, quando mi re-iscrissi, con il proponimento di lavorare nel mio piccolo alla ricostruzione del centro sinistra dalle sue macerie. Cronologicamente sono passati solo 4 anni, ma per la politica italiana e globale sembra un secolo tante ne sono successe. 

Facendola breve, la politica italiana è quanto mai in crisi, il centro sinistra in perenne ricostruzione e ricerca identitaria. Per fortuna abbiamo trovato Draghi e Mattarella e qualche altra figura assennata e credibile a cui affidarci in questi complessi frangenti, ma sembra una parentesi, sembriamo destinati a tornare ad essere governati da figure improvvisate e inadeguate, ma bravissime ad irretire un'opinione pubblica estremamente umorale, volubile e altrettanto inadeguata. Non un gran quadro, i danni che possono scaturire in questo scenario sono tali da condizionare il futuro del paese per decenni. Lo vediamo già con gli innumerevoli errori commessi nella seconda repubblica.

Ciò detto, Segretario, si celebra il congresso del nostro partito, dichiarato quello dei 130 del PSI. Ricordiamoci che QUESTO Psi, non è QUEL PSI, andato irrimediabilmente, ma solo una forza che da esso trae ispirazione. Purtroppo la cosa non è chiara a molti militanti. Continuiamo a guardare al passato più che avanti (spiace dirlo, ma anche il ritorno al garofano e all'Avanti di carta sono sintomi di ciò, ne ho già parlato, mi taccio perché tanto so che è inutile parlarne). Dicevamo, si celebra il congresso - luglio non sarebbe il mese ideale, ma tant'è, anche perché non si sa mai che a settembre siamo di nuovo in ristrettezze, visto che il Covid non è ancora solo un ricordo. Abbiamo un solo candidato, con una sola mozione. Non posso purtroppo partecipare alle sessioni locali del congresso, lascio qui alcuni appunti, a futura (mia) memoria.

Della mozione mi è piaciuta molto la netta posizione sulla questione Ucraina e il tentativo di affrontare temi di ampio respiro. Mi permetto di evidenziare che:

  • non si parla mai di DEBITO PUBBLICO - dobbiamo porci la questione, prima o poi i nodi vengono al pettine, adesso siamo drogati di PNRR, ma la questione esiste, contrae sempre le nostre capacità di investimento e ci rende sempre soggetti fragili nell'economia globale, dobbiamo affrontare la questione, perché altrimenti prima o poi saranno i ceti deboli a pagarlo con contrazioni delle protezioni sociali.
  • Lotta alle CRIMINALITA' ORGANIZZARE - il tema c'è esiste, è serio, riguarda tutto il paese, non si deve abbassare la guardia anche da un punto di vista culturale, tutti si devono sentire mobilitati sul tema.
  • SICUREZZA sul LAVORO: non dimentichiamo la necessità di formazione, cultura e CONTROLLI non solo documentali.
  • LAVORO: più incisività sulla disparità di genere, il mancato o ridotto accesso al mondo del lavoro delle donne - su cui spesso ricade il peso delle cure familiari - la disparità salariale - la carenza di servizi che obbligano all'abbandono di carriera (non è solo il numero di posti nido), le difficoltà di accesso al credito se imprenditrici, sono tra le cause della scarsa produttività del paese (tra le cause della nostra stagnazione) e dei problemi di denatalità. Non si più solo parlarne.
  • Bene i richiami a formazione e a tutele dei precari e nuovi poveri pur lavorando. Ma ricordiamoci anche il tema della produttività. Senza produzione non c'è ricchezza da distribuire.
  • ECOSOCIALISMO: sia però pragmatico, dobbiamo avere il coraggio di parlare seriamente di mix energetico per la transizione energetica che preveda ANCHE le nostre riserve di GAS, rinnovabili con regolamentazione, riduzione dei consumi energetici ed efficientamento, BUONA industrializzazione - che non va demonizzata - gestione ragionata dei rifiuti, con impianti, che se ben fatti  migliorano l'ambiente e l'economia. Spiace rilevare che talvolta a livello locale, anche il nostro partito cavalca battaglie nimby per lucro elettorale (che poi magari manco arriva).
  • sono usciti documenti importanti recentemente come:
  • Mi domando, esistono nel partito, a vari livelli, luoghi in cui questi documenti sono discussi, analizzati e usati per elaborare delle proposte? Ho rinvenuto dei vecchi libri che elaboravano i gruppi di studio del fu PSI. Autentici trattati. Ecco, queste sono le cose che dovremmo recuperare dalla nostra storia, metodi e contenuti, non solo nostalgia e recriminazioni.
  • DIGITALIZZAZIONE dobbiamo anche educare i giovani a un buon rapporto con le nuove tecnologie e renderle accessibili a tutti.
  • ORGANIZZAZIONE e STRATEGIA del PARTITO: quando mi sono reiscritto si parlava di RnP 2.0, Liberlsocialismo e partito nuovo. Non è che siam andati benissimo. Non è solo questione di uso delle potenzialità del digitale, che comunque usiamo poco, ma anche iniziare a conquistare una dimensione più concreta, non possiamo rivolgerci solo a chi viene dalla storia del fu PSI, l'anagrafe rema contro, dobbiamo fare in modo che persone nuove entrino, e si suscita interesse solo se c'è confronto, ma  anche concretezza, e aderenza ai problemi dell'attualità e rapporto col mondo del lavoro, dobbiamo tornare ad avere una rappresentanza sociale di riferimento. Dalla mozione capisco che si vagheggi di una nostra presenza nel "campo largo del centro sinistra" in un aggregato laico - riformista con Azione, +Europa, Italia Viva (?), altri. Ma si è fatto qualche passo concreto con gli interessati? Oltre alle multiformi alleanze per le ultime amministrative. Che non si resti col cerino in mano e soprattutto non si faccia l'ennesimo cartello elettorale fine a se stesso. Caso Veneto, l'esperienza con IV alle regionali ha avuto il merito di costringerci ad elaborare dei punti programmatici chiari e facilmente divulgabili (a proposito che fine hanno fatto?), dobbiamo iniziare a rendere chiare le nostre posizioni, se io apro il sito del partito fatico a capire come la pensiamo sui temi cruciali. Da ultimo, amministrative. dovremmo avere il coraggio di fare un'analisi meno edulcorata ed enfatica dello stato del partito, altrimenti ci raccontiamo una storia che non é. Non è possibile che ad ogni tornata alla fine i commenti siano positivi, sebbene il partito sia meno diffuso dello SDI del 2007. Si costruisce solo se si parte nella chiarezza.
Non voglio passare per quello che predica bene e razzola male, so bene quale misero contributo possa aver dato alla vita del partito, ma devo anche ammettere che ormai non reggo più a riunione dove si susseguono interventi che sostanzialmente uno ripete ciò che ha detto l'altro, dove ci si chiude in una visione autoreferenziale, dove troppo spesso le discussioni vertono sul dare patenti di "socialismo" o "di sinistra" a questo o quel soggetto, e soprattutto dove non si esce con azioni concrete, che non possono manifestarsi a ridosso delle elezioni che mi pare viviamo sempre come una sorta di lotteria. Mi rendo conto che forse, però, il fuori posto sono io.
Non so se qualcuno leggerà fino a qui, personalmente penso che se non si torna ad avere più metodo e meno retorica non si costruirà nessuna proposta credibile. Io farò quel che posso, ovviamente se ci sarà posto e voglia.

Fraternamente.

Alessio Bonetto. un modesto compagno.





domenica 3 luglio 2022

Quelli che... anche Grazie


Questo breve post lo scrivo apposta per infastidire qualcuno, perché finalmente vorrei poter parlare apertamente sulla pandemia, senza dover avere il timore di urtare talune sensibilità. Anzi stavolta l'intento è proprio quello. 

Sono in fase di allentamento le misure di contenimento pandemico, ossia uso mascherine e comportamenti vari. Questo per effetti non tanto del calo dei contagi che ha ripreso a crescere, quanto per il minor tasso di ospedalizzazioni. Ossia il virus gira, ma con vaccini e altro lo si gestisce meglio, anche se conviene sempre la prudenza per non mancano i casi gravi. Ciò non di meno da luglio cambiano le misure, meno restrittive e più responsabilizzanti, lasciando per esempio l'uso della mascherina obbligatorio in taluni casi - uso di trasporti pubblici e locali sanitari su tutti, per la cronaca per questi casi il la lascerei per sempre, non solo per il COVID - mentre più spesso è consigliata e lasciato al libero arbitrio di ciascuno valutare i casi in cui indossarla. Molti lo fanno anche dove non si deve e qualcuno gli sfrange ancora le balle. Faccio presente, ricordate tutti quelli che gridavano alla mascherina e al greenpass come la fine delle libertà costituite, a fronte dei poveri disgraziati che tentavano di fagli capire la transitorietà della misura, in funzione degli andamenti del contagio? Quelli che strillavano alla dittatura sanitaria? Ecco le misure come detto, non ci sono più, perché la situazione è migliorat, come avevamo sempre detto. C'è stata qualche scusa? Figurarsi. 

E sapete perché siamo arrivati a questo traguardo? Per quelli come noi, quelli sprezzantemente definiti come "obbedienti" o peggio "pecoroni". Mentra siamo stati solo responsabili, non acritici, ma comunque attenti, rispettosi, di noi stessi e degli altri, abbiamo avuto chiara la complessità della situazione e, anche se a tratti si andava a vista, siamo stati lineari con le indicazioni, precisi. Per fortuna non siamo stati pochi, abbiamo resistito allo scherno ed alla fatica di gestire il faticoso rapporto con quelli che parlavano di alternative, finzioni, messinscene con toni più o  meno vivaci, più o meno inurbani. 

Alla fine abbiamo avuto ragione noi. Che non abbiamo gridato, strepitato, inveito che non siamo andati dietro ai vari esperti d'accatto, che non ci siamo lasciati imbambolare dagli amici "sapientoni, che abbiamo retto al casino mediatico fatto dai no greenpass e nemmeno dai pro, che un po' di comunicazione confusa l'hanno fatta. Grazie a noi, che abbiamo ragionato, capito, ascoltato, che siamo stati civili, logici e lineari. E sopratutto siamo stati resistenti.

Bravi a noi.

giovedì 26 maggio 2022

12 giugno, io vado a votare

In questo strano paese, che secondo alcuni sarebbe scivolato in un regime totalitario, il 12 giugno si vota. In molti posti per le amministrative, ovunque per 5 referendum a tema giustizia. Se è pur vero che i referendum dovrebbero essere fatti su temi di ampio interesse e di comprensione generale è pur vero che non ci è stato dato di votare su referendum di sicuro impatto come la depenalizzazione delle droghe leggere o la questione del fine vita. Temi su cui in questo paese non si riesce a fare una serena discussione e che attualmente sono ostaggio di opposti ideologismi. I referendum su cui siamo chiamati a votare riguardano la giustizia. Altro tema oggetto di infinite discussioni e tasto dolente nel nostro paese. Sono complessi, ma non sono peregrini. E' importante esprimersi. E' importante esserci, è importante essere cittadini consapevoli e abitare la nostra democrazia, altrimenti non siamo tanto in dittatura, quanto in una disinteressatura. Io il 12 giugno vado a votare.

 


A questo Link trovate una spiegazione piuttosto chiara di cosa chiedono i Referendum. Votate poi come credete, ma sopratutto votate informati

mercoledì 25 maggio 2022

nane bianche, o buchi neri. cosmologia pentastellata


Corriere del Veneto 11 maggio
Leggo che in molti territori i 5S, anche laddove maggioranze uscenti, sempre più raramente si ripresentano con propria lista.  Più spesso optano per liste civiche per confluire entro le "liste del sindaco". Per lo più in coalizioni di centrosinistra. In molti comuni non si presentano affatto. La Fine dei 5S era facilmente prevedibile, un grande consenso conseguito in un instante, sull'onda di una diffusa rabbia e insoddisfazione nel paese, a cui si era risposto con slogan e pronimenti, che si soddisfavano l'emotività dell'opinione pubblica, ma che non sarebbero mai potuti tramutarsi in concretezza, anche per l'assoluta insipienza, umana in primis, di tanta parte di coloro che si apprestavano a rappresentare tale compagine, fatta di utimi venuti, spesso assoluti analfabeti funzionali, profondamente inetti e ideologicizzati, rosi da invidia sociale e talora francamente squinternati. Spesso selezionati proprio in quanto tali. Più facili da governare secondo la holding che intentò il movimento e che trovò in Grillo il proprio efficace testimonial.   Ora, non mi interessa fare una disamina sociologica sulla base elettorale dei 5S o sulla composizione dei loro esponenti, ne un riepilogo della loro evoluzione storica, salvo evidenziare il loro estremo cinismo tattico nel non aver remore nel costruire alleanze purchessia pur di rimanere al Governo, anche a costo di ardite giravolte. L'assenza di sostanziale base valoriale e programmatica in tal senso è un indubbio vantaggio, poiché consente di riscrivire di volta in volta i propri obbiettivi in funzione delle contigenze.

Quello che mi preme sottolineare è che questo loro innesto nel centrosinistra, spesso in maniera carsica, salutato con favore dal Partito Democratico, che come sempre spera di incamerare consensi senza pagare dazio non vorrei alla fine fosse controproducente, alimentando su temi cruciali come giustizia, ambiente, stato sociale quelle sacche conservatrici, populiste e demagogiche che pur si annidano nel centro sinistra e da anni ne minano le possibilità di una impostazione moderna e riformista coerente. Ovverosia non vorrei che, visto anche una certa eccessiva duttilità del PD su determinate tematiche, pur di non risultare divisivo, che tali incorporazioni pentastellate, non causino ulteriori e più forti "mutazioni genetiche" al centro sinistra italiano, rendendolo ancora più tardo sulle sfide dei tempi e ancor meno credibile all'elettorato.

Mi auguro, in tal senso, che i sindaci sappiano non farsi condizionare dalle spinte che inevitabilmente questi residui grillini cercheranno di portare per mantenersi vivi. Diventando un buco nero di quel poco di riformismo che ancora alberga nel centrosinistra italiano.



Lettera aperta al compagno Giovanni Crema

     Caro Giovanni ho letto con grande attenzione, comprensione e partecipazione la lettera in cui comunichi pubblicamente la tua decisione ...