domenica 15 marzo 2020

Un NO per la rappresentatività

Eh sì,  i politici ci stanno sulle scatole, chi ci Governa è incapace, in Parlamento ci sono arruffoni e basta, via con meno politici staremmo meglio. Ne siamo proprio sicuri? Ci lamentiamo della distanza delle Istituzioni, credete davvero che aumentare il rapporto eletti elettori renderà il Parlamento più efficace e vicino ai territori? Io penso invece che questo lo renderà ancora più distante e chiuso, i suoi eletti davvero diventeranno casta e saranno solo dei signorsì del leader di turno, riducendo il dibattito, senza aumentare l'efficienza. Ridurre i parlamentari senza un'idea di architettura istituzionale non fa risparmiare soldi, non rende migliore la nostra democrazia, ci rende tutti meno cittadini e basta. Cercate di informarvi sulla materia con cognizione di causa, non con i soliti preconcetti.
Io di mio, voto NO.




sabato 7 marzo 2020

io vado a votare

Il 20 e 21 settembre si vota per un referendum. Lo sapevate?
Volete saperne di più, per decidere? Leggete pure qui.




mercoledì 4 marzo 2020

anche i populisti piangono

Chi è causa del suo mal pianga se stesso dice un antico adagio, io invece mi senso di fare i complimenti per la martellante ed efficace campagna mediatica che da almeno 10 anni viene condotta in vario modo, e con la collaborazione, talora inconsapevole, talora consapevolissima di molti media da varie forze che si definirebbero anti sistema e sovraniste, salvo poi essere pienamente inserite nel sistema e sovraniste nella chiacchiera, ma non nella realtà. Per anni queste forze, Lega, 5 stelle, melomani, hanno blandito la pancia degli italiani, fomentandone l'emotività, l'irrazionalismo, montando campagne per lucrare consenso, una volta sui migrnati, un'altra sull'UE, poi sulla sicurezza, sui vaccini, sugli accordi internazionali, sui temi etici, sui diritti civili e via così. Hanno ricacciato indietro ogni figura tecnica o istituzionale che si alzasse a richiamare le evidenze fattuali al grido di  "Chi ti paga" "Gomplotto!!1!!" o se "vuol dir la sua si candidi", pazienza se fosse di volta in volta il presidente INPS o ISTAT o quache ente scientifico. In tal modo hanno fomentato la sfiducia negli enti terzi, negli esperti e favorito l'ascesa di siti di disinfomazione di massa, forse anche con qualche aiuto estero. Di certo hanno indebolito il paese, il suo senso civico, il suo senso del pudore, la sua ragionevolezza. Giornali, come Libero, il Fatto, il Giornale, La Verità e talora altri più paludati, giornalisti come Del Debbio, Paragone, Giordano, per citarne alcuni ci hanno sguazzato dentro, nel modo più becero. E il popolo che finalmente ha trovato chi  dava ragione ai propri pregiudizi e giustificava le proprie mancanze c'è andato dietro pesantemente, anche perché, è giusto dirlo, voci autorevoli che si alzassero di contro, non ve ne erano, e se qualora ci fossero state, venivano sommerse dagli spernacchi, perchè lasciate sole dall'ignavia di troppi che avrebbero invece dovuto dir la loro. 
Se non che arrivò il coronavirus. E arrivò laddove poteva far più danni, nelle prospere regioni del nord. Il sistema è stato rapidamente messo alla corsa, sia sul piano locale che nazionale perché per arginare l'epidemia sono necessarie misure decisamente antipatiche. Chiudere le scuole, vietare assembramenti, rinviare feste ed à necessario prendere decisioni, che devono essere avallate proprio da quegli "esperti" che fino a ieri si spernacchiava e a cui oggi ci si appella manco fossero il cuore immacolato di Maria. E questo è toccato a un Governo a maggioranza 5S e a 2 Regioni a guida decisamente Leghista. A volte il Karma pare esserci davvero. E abbiamo visto l'impreparazione di queste classi dirigenti, prese dal panico, costrette a misure che sanno generare malcontento e perdersi in scenggiate tra mascherine, diete coi topi e così via. E sopratutto abbiamo visto loro e i loro media amici, dopo aver tentanto di lucrare consenso anche su questa vicenda accorgersi di aver lavorato così bene da generare isteria collettiva, con paesi deserti, alimentari presi d'assalto e attività economiche messe in ginocchio. A quel punto, leggere Libero titolare "diamoci una calmata" è sembrato davvero un momento surreale.
Adesso che l'irrazionalità che avete propalata intacca fisicamente il vostro consenso, ma sopratutto il vostro benessere, vi accorgete che non sapete più governarla e vi sta divorando. E purtroppo noi assieme a voi.
Avete lavorato alacremente per questo risultato. Missione compiuta.

martedì 25 febbraio 2020

la lezione del CORONAVIRUS

Non sarà un post di virologia, perché non sono un virologo, ma sopratutto perché non ho ancora finito il master in epidemiologia di Google. vuole solo essere una riflessione su quello che la critica situazione odierna ci può insegnare. La prima riguarda il sistema dell'informazione italiana. La quasi totalità dei media, fatte salve rare e lodevoli eccezioni, ha fatto a gara per la polemica e per il sensazonalismo, cavalcando la tigre dell'emotività favorendo l'isterismo diffuso. C'è un problema enorme dell'etica e della competenza di chi fa informazione in questo paese. Poi c'è il problema della capacità di comprensione di chi l'informazione la riceve, o affrontiamo il problema o davvero andiamo di fronte agli scenari del film idiocracy. La politica, anche qui, fatto salve rare eccezioni, ha dimostrato impreparazione in alcuni casi, malafede in altri, cercando di lucrarne consenso. Ho visto un video di una strillante militante di un tal partito, gridare al fatto che si sarebbero dovute chiudere tutti gli accessi al resto del mondo. Ve lo immaginate il completo isolamento rispetto l'estero di un paese come il nostro? Credete davvero fosse credibile e praticabile? Si sarebbe dovuto controllare meglio chi arrivava dalla Cina e applicare la quarantena, forse, non lo so, qui andiamo su un campo non mio, vero è che sarebbe stato impossibile intercettare qualcuno che per esempio avesse incontrato, chessò, in Ungheria per affari qualcuno che fosse arrivato dalla Corea dopo essere stato in Cina, ossia ritengo che sarebbe stato impossibile  impedire l'arrivo del virus da noi. Vero è che oggi lo sforzo dei nostri sanitari è encomiabile  e dimostra quanto il Servizio Sanitario Nazionale sia un bene prezioso, e dovrebbe essere centrale nei programmi della politica di Governo. 
Fa poi sorridere vedere il professor Burioni diventare improvvisamente il punto di riferimento di quelli che sino a qualche giorno fa dicevano "e ma 10 vaccini sono troppi" o che hanno l'omeopata come medico di fiducia. Spiace invece vedere gli stracci che sono volati tra cattedratici assurti all'onore delle cronache per il loro impegno nella divulgazione. L'aver palesato divergenze in questo modo, non fa pene alla cuasa, fa sì che si pensi che ci sia dell'opinabilità sulla questione e se c'è su questo perché non ci dovrebbe essere sui vaccini, o sulle medicine "alternative"? Si rischia di minare la credibilità di una battaglia quanto mai nobile. Meglio sarebbe stato un confronto, prima di andare sui social a far volare gli stracci. In tal senso la pacatezza e chiarezza di alcuni noti divulgatori, come Roberta Villa, Dario Bressanini, Salvo di Grazia (che si è beccato qualche impropero di troppo, reagendo con signorilità invidiabile), Beatrice Mautino, Enrico Bucci, per citare quelli che seguo io, è meritoria hanno svolto e stanno svolgendo un'azione dall'alto valore scientifico e sociale aggiungo io.
Lascia invece amareggiato il sottoscritto l'Europa... come troppo spesso accade, in ordine sparso sul tema, ma anche pronta "isolarci" in maniera plateale non comprendendo che così facendo acuisce l'antieuropeismo sempre più conclamato e sopratutto la nostra deriva.
Infine ringraziamo il virus, perché ci ha tolto di qualche ipocrisia sul razzismo. Qualcuno ha detto che in Italia non c'è xenofobia perché ce la prendiamo solo con quelli - prevalentemente neri -perché indolenti e potenzialmente pericolosi. "Avete mai sentito prendersela con i Cinesi?" - diceva quello - "loro lavorano  e sono rispettosi". Il coronavirus ha permesso finalmente di potercela pigliare per qualcosa anche con loro, a prescindere da elementi oggettivi.
Sì siamo un paese messo male. Questa storia ci farà male anche economicamente e sicuramente il paese ancora una volta avrà una reazione isterica ed emotiva. Continuando su quella china che me lo sta facendo detestare. Ciò non di meno il virus ci ha mostrato anche un'Italia seria, che reagisce, sostiene, ragiona. Nonostante tutto.

domenica 9 febbraio 2020

Prescrizione, l'esperienza dell'imputato

Grande tema del periodo è l'abolizione della prescrizione, a seguito della riforma Bonafede. Per i pochi che non lo sapessero la prescrizione è quell'istituto che sostanzialmente fissa un tempo entro il quale un reato deve essere perseguito, e quindi, si deve concludere il processo, pena la prescrizione, ossia la non punibilità dell'imputato. Scopo di tale norma è quello di far sì che i processi non durino in eterno. Nell'opinione pubblica si  è fissata l'idea, almeno così sembra leggendo e parlando in giro, che sia una tattica difensiva degli avvocati azzeccagarbugli quella di "menarla lunga" per arrivare alla prescrizione e, quindi, sostanzialmente fare assolvere i propri clienti, specie se colpevoli. 
Ebbene, ci sono delle esperienze nella vita che non si augura a nessuno, che, però, sono altamente istruttive. Una di queste è quella dell'imputato. Che mio malgrado mi trovo a vivere da qualche tempo. Non starò qui a proclamare la mia innocenza, poiché non è il luogo e lo scopo e perché sono a posto con le mie azioni, ma a proporre a tutto questo popolo di sedicenti giuristi e cultori della legalità spiccia, di vivere per qualche tempo tale esperienza. Scoprirebbero che le lungaggini non provengono tanto dalla cavillosità degli avvocati, ma dalle modalità operative e organizzative dell'altra parte, da come imposta le indagini e da come è organizzata la gestione dei tribunali. Scoprirebbero che spesso è labile il confine che dovrebbe esserci tra procure e collegi giudicanti. Scoprirebbero che in aula spesso, non si mira ad acclarare i fatti, ma a confermare una tesi, confortare un teorema, talora avvalorare persino un pregiudizio.  Scoprirebbero che le medesime norme ricevono una lettura diversa "a seconda di chi ti trovi". Scoprirebbero che spesso la Stampa è un'altra "arma impropria" al servizio di un distorto concetto di giustizia. Scoprirebbero che a volte passano anche anni prima di arrivare alla prima udienza. 
Ecco perché la prescrizione è l'unico elemento che almeno limita l'arbitrio sulla durata del procedimento e solo uno sprovveduto o uno in malafede potrebbero pensare che abolendola si accorcerebbero i processi. Per altro, gli Avvocati, sarebbero disponibili a rivederla, spostando l'avvio del conteggio non dal momento in cui il fatto è avvenuto, ma da quando è stato acclarato, una concessione non da poco, che ben dovrebbe essere vista come una grande e concreta apertura di disponibilità.
Per chi volesse farsi un'idea, con qualche dato realistico, gli consiglio di vedere il confronto andato in onda tra il presidente della camere penali, avvocato Caiazza, il dottor Davigo e Antonio Padellaro del Fatto. Come vedete le verità giustizialiste, scricchiolano non poco di fronte talune evidenze numeriche.

lunedì 2 dicembre 2019

L'identità non teme l'aggregazione (specie se pragmatica)

Abbiamo ripiantato il garofano. Ovviamente ci si affretta a dire che non è un'operazione nostalgia, o di reducismo politico e nemmeno un atto di disperazione, ma bensì il voler rilanciare un'identità e una proposta politica senza vergogna delle proprie storie. Benissimo. Si dichiara anche la necessità di dover far "girare il simbolo" e quindi di presentare liste autonome ovunque sia possibile. Bene. Ma la storia di ciascuno può ossere come le radici di un albero a cui danno stabilità e nutrimento o come una catena che mantiene bloccati.  Io penso che non si debbano perdere i ragionamenti, almeno per chi come me viene dall'esperienza SDI, di creazione di una casa dei riformisti, della necessità di dare una rappresenza solida al mondo liberalsocialista, al riformismo e progressismo avanzato, ad oggi senza casa o in tante "casette" e perciò ininfluente. Recuperare il tentativo che fu la "Rosa nel Pugno", così come per altro era scritto nella mozione che ha visto eletto l'attuale segretario Maraio. Per questo il "piantare il garofano" non deve diventare un velleitario guardarsi a un passato glorioso, una sorta di settarismo dei vetusti (c'è differenza tra essere un "vecchio compagno" e un "compagno vecchio"), ritengo che nella collaborazione, nel dialogo si possa mantenere la propria identità senza problemi, che diviene un valore se messa a fattor comune, mentre è un ostacolo se è posta a barriera. Teme la "contaminazione" chi ha una debole identità, non chi ce l'ha convinta.
Dobbiamo richiamare tutto il centrosinistra a maggior avedutezza e concretezza, sedando le diatribe (non le discussioni o i confronti), ma le sterili polemiche, perché servirà una coalizione plurale e credibile per affrontare il blocco sovranista e se ci si presenta come invece un rissoso coacervo, il risultato è scontato. Deve essere chiaro, che senza PD non c'è centro sinistra, ma il PD non basta al centrosinistra, specie in quelle sfide difficili come le regionali Venete e le comunali di  Venezia, dove ad oggi abbiamo Zaia e Brugnaro contro nessuno, e quindi vincenti. Ne servirà alla causa fare listarelle identitarie e sofferte per produrre nulla. Per questo penso che il PSI in Veneto e a Venezia deve avere la rapidità e la lungimiranza di chiamare a raccolta il mondo riformista nelle sue varie accezioni, penso a Italia Viva, Volt, Azione, Italia in Comune, +Europa e non proporre la "lista dei piccoli", ma una "UNIONE per il PROGRESSO" per il Veneto e Venezia, dove queste forze sappiano mettersi a fattor comune, con un simbolo che evidenzi le forze presenti, che poi possa diventare una federazione o comunque un patto di collaborazione, dove il PSI faccia da cemento con la cultura liberalsocialista. Se queste forze riuscissero a collaborare si presenterebbero liste competitive e sopratutto si potrebbe dare un forte contributo al dibattito nel centrosinistra oltre che renderlo più plurale. Mi permetto di lanciare questa suggestione, sperando che "i piccoli" lo siano, per ora, nel consenso e non nelle idee e, sopratutto, nello spirito.

lunedì 30 settembre 2019

Le parole. Le parole sono importanti.

Non sono un grande estimatore di Nanni Moretti, ma devo dire che alcune scene di certi suoi film sono iconiche. C'è n'è una in cui urla dietro a un altro: ma come parli? Le parole sono importanti. Ecco le parole sono importanti. In questo paese ne abbiamo perso il valore. Si usano parole d'odio di violenza inaudita sui social. Di questo ha grande responsabilità  anche il "capitano", che ha sdoganato la violenza verbale e l'ha legittimata, fingendo di non sapere che la violenza fisica è preceduta sempre da quella delle parole. Ma non solo questo. Si dicono parole, si scrivono parole che vengono disattese come se nulla fosse nel giro di poche ore.
Pensiamo al nuovo governo PD-M5S. I due movimenti se ne sono detti di ogni, letteralmente, fino al momento in cui il "genio" leghista ha fatto cadere, lo sa solo lui secondo quale alta strategia, il governo Conte 1. Solo un paio di mesi prima il PD aveva perfino messo per iscritto "mai con i 5S". Poi la mossa suicida di Salvini, la necessità di "salvare il paese" e perfino Renzi passa dal #senzadime al #governodisvolta.  Dovrebbe nascere un governo di discontinuità, invece ci si ritrova sempre con Conte, che difende le scelte del governo precedente. Inoltre il PD sembra sposare le posizioni 5S su ambiente e sviluppo, visto che non ha il coraggio di presenziare all'apertura del lato francese del tunnel della TAV, tace sulla questione "trivelle", nicchia sul vincolo di mandato, accetta le sparate di Di Maio senza replicare e lancia persino un'alleanza anti Lega, "civica" in Umbria. Dimostrando che l'unico collante che tiene questo governo pare davvero essere la paura del voto.  Invece si sarebbe dovuti andare a votare, avrebbe vinto la Lega? Forse. Sarebbe finita l'Italia? No, ma finalmente Salvini e gli Italiani non avrebbero avuto più alibi e si sarebbero visti in tutta la loro pochezza e perniciosità, le contraddizioni e l'inconsistenza delle politiche del "capitano", che non è altro che chiacchiere e propaganda. Invece il cinismo e la paura gli hanno permesso di riguadagnare la sponda dell'opposizione e ripartire con la propaganda.
Il PD pensa di civilizzare i barbari? Pensa di avvalersene come fece Roma coi Visigoti contro gli Unni? Beh peccato che alla fine i Visigoti contribuirono alla caduta di Roma. Con questa mossa il PD ha rivitalizzato i 5S che erano in profonda crisi. Se il PD spera di mungere consensi ai pentastellati come ha fatto la Lega, sbaglia, finiranno nell'astensione piuttosto.
E il PD ne uscirà con le ossa rotte. Già ora lo vediamo abbracciare le politiche grilline su ambiente, sviluppo e giustizia. Certo vedere Salvini e Toninelli fare le valigie è stato un bello spettacolo, ma non sufficiente rispetto al prezzo che si rischia di dover pagare.
Renzi, dimostra una grande capacità tattica e un cinismo non da poco. Ma penso che strategicamente non andrà lontano, ha indubbiamente grandi doti, ma gliene manca una fondamentale, saper governare il proprio ego e capire che le sue incoerenze, per quanto egli possa sempre giustificarle, hanno minato la sua credibilità e quella della politica in generale.
In questo momento, non è un mistero, trovo solo in Calenda un po' di coerenza e una capacità di analisi del presente e di elaborazione di una prospettiva per il domani.
Sul PSI, trovo avvilente il ritorno al garofano, un'operazione da reduci. Mi ero riavvicinato sperando nel rilancio di una prospettiva liberalsocialista, si parlava di nuova rosa nel pugno. Dal congresso, non una linea è stata seguita e mantenuta, si è abbracciato Calenda nel suo manifesto d'unità europeista, salvo poi ritirarsi nell'anonimato di una ridotta con + Europa, finita male, si è mollata + Europa e si è assunta una posizione pro Conte Bis, tramutatasi in mani libere per la sostanziale non considerazione del partito. Il gruppo con Italia Viva? Un'operazione di opportunità parlamentare, nulla di più, una cosa utile da fare. Forse una delle poche fatte ultimamente.
Il resto è desolazione. Ci aspetta un lungo cammino di ricostruzione.

Lettera aperta al compagno Giovanni Crema

     Caro Giovanni ho letto con grande attenzione, comprensione e partecipazione la lettera in cui comunichi pubblicamente la tua decisione ...