martedì 25 febbraio 2020

la lezione del CORONAVIRUS

Non sarà un post di virologia, perché non sono un virologo, ma sopratutto perché non ho ancora finito il master in epidemiologia di Google. vuole solo essere una riflessione su quello che la critica situazione odierna ci può insegnare. La prima riguarda il sistema dell'informazione italiana. La quasi totalità dei media, fatte salve rare e lodevoli eccezioni, ha fatto a gara per la polemica e per il sensazonalismo, cavalcando la tigre dell'emotività favorendo l'isterismo diffuso. C'è un problema enorme dell'etica e della competenza di chi fa informazione in questo paese. Poi c'è il problema della capacità di comprensione di chi l'informazione la riceve, o affrontiamo il problema o davvero andiamo di fronte agli scenari del film idiocracy. La politica, anche qui, fatto salve rare eccezioni, ha dimostrato impreparazione in alcuni casi, malafede in altri, cercando di lucrarne consenso. Ho visto un video di una strillante militante di un tal partito, gridare al fatto che si sarebbero dovute chiudere tutti gli accessi al resto del mondo. Ve lo immaginate il completo isolamento rispetto l'estero di un paese come il nostro? Credete davvero fosse credibile e praticabile? Si sarebbe dovuto controllare meglio chi arrivava dalla Cina e applicare la quarantena, forse, non lo so, qui andiamo su un campo non mio, vero è che sarebbe stato impossibile intercettare qualcuno che per esempio avesse incontrato, chessò, in Ungheria per affari qualcuno che fosse arrivato dalla Corea dopo essere stato in Cina, ossia ritengo che sarebbe stato impossibile  impedire l'arrivo del virus da noi. Vero è che oggi lo sforzo dei nostri sanitari è encomiabile  e dimostra quanto il Servizio Sanitario Nazionale sia un bene prezioso, e dovrebbe essere centrale nei programmi della politica di Governo. 
Fa poi sorridere vedere il professor Burioni diventare improvvisamente il punto di riferimento di quelli che sino a qualche giorno fa dicevano "e ma 10 vaccini sono troppi" o che hanno l'omeopata come medico di fiducia. Spiace invece vedere gli stracci che sono volati tra cattedratici assurti all'onore delle cronache per il loro impegno nella divulgazione. L'aver palesato divergenze in questo modo, non fa pene alla cuasa, fa sì che si pensi che ci sia dell'opinabilità sulla questione e se c'è su questo perché non ci dovrebbe essere sui vaccini, o sulle medicine "alternative"? Si rischia di minare la credibilità di una battaglia quanto mai nobile. Meglio sarebbe stato un confronto, prima di andare sui social a far volare gli stracci. In tal senso la pacatezza e chiarezza di alcuni noti divulgatori, come Roberta Villa, Dario Bressanini, Salvo di Grazia (che si è beccato qualche impropero di troppo, reagendo con signorilità invidiabile), Beatrice Mautino, Enrico Bucci, per citare quelli che seguo io, è meritoria hanno svolto e stanno svolgendo un'azione dall'alto valore scientifico e sociale aggiungo io.
Lascia invece amareggiato il sottoscritto l'Europa... come troppo spesso accade, in ordine sparso sul tema, ma anche pronta "isolarci" in maniera plateale non comprendendo che così facendo acuisce l'antieuropeismo sempre più conclamato e sopratutto la nostra deriva.
Infine ringraziamo il virus, perché ci ha tolto di qualche ipocrisia sul razzismo. Qualcuno ha detto che in Italia non c'è xenofobia perché ce la prendiamo solo con quelli - prevalentemente neri -perché indolenti e potenzialmente pericolosi. "Avete mai sentito prendersela con i Cinesi?" - diceva quello - "loro lavorano  e sono rispettosi". Il coronavirus ha permesso finalmente di potercela pigliare per qualcosa anche con loro, a prescindere da elementi oggettivi.
Sì siamo un paese messo male. Questa storia ci farà male anche economicamente e sicuramente il paese ancora una volta avrà una reazione isterica ed emotiva. Continuando su quella china che me lo sta facendo detestare. Ciò non di meno il virus ci ha mostrato anche un'Italia seria, che reagisce, sostiene, ragiona. Nonostante tutto.

domenica 9 febbraio 2020

Prescrizione, l'esperienza dell'imputato

Grande tema del periodo è l'abolizione della prescrizione, a seguito della riforma Bonafede. Per i pochi che non lo sapessero la prescrizione è quell'istituto che sostanzialmente fissa un tempo entro il quale un reato deve essere perseguito, e quindi, si deve concludere il processo, pena la prescrizione, ossia la non punibilità dell'imputato. Scopo di tale norma è quello di far sì che i processi non durino in eterno. Nell'opinione pubblica si  è fissata l'idea, almeno così sembra leggendo e parlando in giro, che sia una tattica difensiva degli avvocati azzeccagarbugli quella di "menarla lunga" per arrivare alla prescrizione e, quindi, sostanzialmente fare assolvere i propri clienti, specie se colpevoli. 
Ebbene, ci sono delle esperienze nella vita che non si augura a nessuno, che, però, sono altamente istruttive. Una di queste è quella dell'imputato. Che mio malgrado mi trovo a vivere da qualche tempo. Non starò qui a proclamare la mia innocenza, poiché non è il luogo e lo scopo e perché sono a posto con le mie azioni, ma a proporre a tutto questo popolo di sedicenti giuristi e cultori della legalità spiccia, di vivere per qualche tempo tale esperienza. Scoprirebbero che le lungaggini non provengono tanto dalla cavillosità degli avvocati, ma dalle modalità operative e organizzative dell'altra parte, da come imposta le indagini e da come è organizzata la gestione dei tribunali. Scoprirebbero che spesso è labile il confine che dovrebbe esserci tra procure e collegi giudicanti. Scoprirebbero che in aula spesso, non si mira ad acclarare i fatti, ma a confermare una tesi, confortare un teorema, talora avvalorare persino un pregiudizio.  Scoprirebbero che le medesime norme ricevono una lettura diversa "a seconda di chi ti trovi". Scoprirebbero che spesso la Stampa è un'altra "arma impropria" al servizio di un distorto concetto di giustizia. Scoprirebbero che a volte passano anche anni prima di arrivare alla prima udienza. 
Ecco perché la prescrizione è l'unico elemento che almeno limita l'arbitrio sulla durata del procedimento e solo uno sprovveduto o uno in malafede potrebbero pensare che abolendola si accorcerebbero i processi. Per altro, gli Avvocati, sarebbero disponibili a rivederla, spostando l'avvio del conteggio non dal momento in cui il fatto è avvenuto, ma da quando è stato acclarato, una concessione non da poco, che ben dovrebbe essere vista come una grande e concreta apertura di disponibilità.
Per chi volesse farsi un'idea, con qualche dato realistico, gli consiglio di vedere il confronto andato in onda tra il presidente della camere penali, avvocato Caiazza, il dottor Davigo e Antonio Padellaro del Fatto. Come vedete le verità giustizialiste, scricchiolano non poco di fronte talune evidenze numeriche.

lunedì 2 dicembre 2019

L'identità non teme l'aggregazione (specie se pragmatica)

Abbiamo ripiantato il garofano. Ovviamente ci si affretta a dire che non è un'operazione nostalgia, o di reducismo politico e nemmeno un atto di disperazione, ma bensì il voler rilanciare un'identità e una proposta politica senza vergogna delle proprie storie. Benissimo. Si dichiara anche la necessità di dover far "girare il simbolo" e quindi di presentare liste autonome ovunque sia possibile. Bene. Ma la storia di ciascuno può ossere come le radici di un albero a cui danno stabilità e nutrimento o come una catena che mantiene bloccati.  Io penso che non si debbano perdere i ragionamenti, almeno per chi come me viene dall'esperienza SDI, di creazione di una casa dei riformisti, della necessità di dare una rappresenza solida al mondo liberalsocialista, al riformismo e progressismo avanzato, ad oggi senza casa o in tante "casette" e perciò ininfluente. Recuperare il tentativo che fu la "Rosa nel Pugno", così come per altro era scritto nella mozione che ha visto eletto l'attuale segretario Maraio. Per questo il "piantare il garofano" non deve diventare un velleitario guardarsi a un passato glorioso, una sorta di settarismo dei vetusti (c'è differenza tra essere un "vecchio compagno" e un "compagno vecchio"), ritengo che nella collaborazione, nel dialogo si possa mantenere la propria identità senza problemi, che diviene un valore se messa a fattor comune, mentre è un ostacolo se è posta a barriera. Teme la "contaminazione" chi ha una debole identità, non chi ce l'ha convinta.
Dobbiamo richiamare tutto il centrosinistra a maggior avedutezza e concretezza, sedando le diatribe (non le discussioni o i confronti), ma le sterili polemiche, perché servirà una coalizione plurale e credibile per affrontare il blocco sovranista e se ci si presenta come invece un rissoso coacervo, il risultato è scontato. Deve essere chiaro, che senza PD non c'è centro sinistra, ma il PD non basta al centrosinistra, specie in quelle sfide difficili come le regionali Venete e le comunali di  Venezia, dove ad oggi abbiamo Zaia e Brugnaro contro nessuno, e quindi vincenti. Ne servirà alla causa fare listarelle identitarie e sofferte per produrre nulla. Per questo penso che il PSI in Veneto e a Venezia deve avere la rapidità e la lungimiranza di chiamare a raccolta il mondo riformista nelle sue varie accezioni, penso a Italia Viva, Volt, Azione, Italia in Comune, +Europa e non proporre la "lista dei piccoli", ma una "UNIONE per il PROGRESSO" per il Veneto e Venezia, dove queste forze sappiano mettersi a fattor comune, con un simbolo che evidenzi le forze presenti, che poi possa diventare una federazione o comunque un patto di collaborazione, dove il PSI faccia da cemento con la cultura liberalsocialista. Se queste forze riuscissero a collaborare si presenterebbero liste competitive e sopratutto si potrebbe dare un forte contributo al dibattito nel centrosinistra oltre che renderlo più plurale. Mi permetto di lanciare questa suggestione, sperando che "i piccoli" lo siano, per ora, nel consenso e non nelle idee e, sopratutto, nello spirito.

lunedì 30 settembre 2019

Le parole. Le parole sono importanti.

Non sono un grande estimatore di Nanni Moretti, ma devo dire che alcune scene di certi suoi film sono iconiche. C'è n'è una in cui urla dietro a un altro: ma come parli? Le parole sono importanti. Ecco le parole sono importanti. In questo paese ne abbiamo perso il valore. Si usano parole d'odio di violenza inaudita sui social. Di questo ha grande responsabilità  anche il "capitano", che ha sdoganato la violenza verbale e l'ha legittimata, fingendo di non sapere che la violenza fisica è preceduta sempre da quella delle parole. Ma non solo questo. Si dicono parole, si scrivono parole che vengono disattese come se nulla fosse nel giro di poche ore.
Pensiamo al nuovo governo PD-M5S. I due movimenti se ne sono detti di ogni, letteralmente, fino al momento in cui il "genio" leghista ha fatto cadere, lo sa solo lui secondo quale alta strategia, il governo Conte 1. Solo un paio di mesi prima il PD aveva perfino messo per iscritto "mai con i 5S". Poi la mossa suicida di Salvini, la necessità di "salvare il paese" e perfino Renzi passa dal #senzadime al #governodisvolta.  Dovrebbe nascere un governo di discontinuità, invece ci si ritrova sempre con Conte, che difende le scelte del governo precedente. Inoltre il PD sembra sposare le posizioni 5S su ambiente e sviluppo, visto che non ha il coraggio di presenziare all'apertura del lato francese del tunnel della TAV, tace sulla questione "trivelle", nicchia sul vincolo di mandato, accetta le sparate di Di Maio senza replicare e lancia persino un'alleanza anti Lega, "civica" in Umbria. Dimostrando che l'unico collante che tiene questo governo pare davvero essere la paura del voto.  Invece si sarebbe dovuti andare a votare, avrebbe vinto la Lega? Forse. Sarebbe finita l'Italia? No, ma finalmente Salvini e gli Italiani non avrebbero avuto più alibi e si sarebbero visti in tutta la loro pochezza e perniciosità, le contraddizioni e l'inconsistenza delle politiche del "capitano", che non è altro che chiacchiere e propaganda. Invece il cinismo e la paura gli hanno permesso di riguadagnare la sponda dell'opposizione e ripartire con la propaganda.
Il PD pensa di civilizzare i barbari? Pensa di avvalersene come fece Roma coi Visigoti contro gli Unni? Beh peccato che alla fine i Visigoti contribuirono alla caduta di Roma. Con questa mossa il PD ha rivitalizzato i 5S che erano in profonda crisi. Se il PD spera di mungere consensi ai pentastellati come ha fatto la Lega, sbaglia, finiranno nell'astensione piuttosto.
E il PD ne uscirà con le ossa rotte. Già ora lo vediamo abbracciare le politiche grilline su ambiente, sviluppo e giustizia. Certo vedere Salvini e Toninelli fare le valigie è stato un bello spettacolo, ma non sufficiente rispetto al prezzo che si rischia di dover pagare.
Renzi, dimostra una grande capacità tattica e un cinismo non da poco. Ma penso che strategicamente non andrà lontano, ha indubbiamente grandi doti, ma gliene manca una fondamentale, saper governare il proprio ego e capire che le sue incoerenze, per quanto egli possa sempre giustificarle, hanno minato la sua credibilità e quella della politica in generale.
In questo momento, non è un mistero, trovo solo in Calenda un po' di coerenza e una capacità di analisi del presente e di elaborazione di una prospettiva per il domani.
Sul PSI, trovo avvilente il ritorno al garofano, un'operazione da reduci. Mi ero riavvicinato sperando nel rilancio di una prospettiva liberalsocialista, si parlava di nuova rosa nel pugno. Dal congresso, non una linea è stata seguita e mantenuta, si è abbracciato Calenda nel suo manifesto d'unità europeista, salvo poi ritirarsi nell'anonimato di una ridotta con + Europa, finita male, si è mollata + Europa e si è assunta una posizione pro Conte Bis, tramutatasi in mani libere per la sostanziale non considerazione del partito. Il gruppo con Italia Viva? Un'operazione di opportunità parlamentare, nulla di più, una cosa utile da fare. Forse una delle poche fatte ultimamente.
Il resto è desolazione. Ci aspetta un lungo cammino di ricostruzione.

lunedì 5 agosto 2019

Adotta un Parlamentare

Oggi mi sento in vena di difendere una delle cause più stra perse che ci possano essere, ovverosia quella del numero dei parlamentari. E' in dirittura d'arrivo la legge, pomposamente definita dai grillini, con la loro solita moderazione "taglia poltrone", che prevede la riduzione a 400 dei deputati e a 200 dei senatori. Circa il 40% di quanto non siano oggi. La riforma non prevede nient'altro. Ovviamente nessun si sente in grado di esporre in modo forte il proprio dissenso, perché davvero oggi provare a contrastare una proposta simile significa voler fare la fine di San Sebastiano. Però, per un istante proviamo a ragionarci su. Di per sè è vero che abbiamo un numero squilibrato di parlamentari, ma ciò è dovuto al nostro bicameralismo perfetto, che duplica le funzioni delle due camere. Se la riforma, come per sempio la vituperata proposta del 2016, prevedesse una differenzazione delle attività dei due rami del Parlamento, credo che rivedere il numero dei parlamentari sarebbe doveroso e inevitabile. Personalmente penso che stavolta la riduzione del numero degli eletti possa approdare ad approvazione, anche se essendo riforma costituzionale avrà un percorso complesso prima di diventare effettiva, e potrebbe bloccarsi in caso di crisi di Governo. Fosse approvata, la riterrei comunque un'occasione persa. L'ennesima, di  rivedere le funzioni del Parlamento e trasforamre il Senato della Repubblica in Senato della Autonomie, dove dare rappresentanza alle articolazioni regionali e municipali dello Stato, consentendo di armonizzare i processi di rivendicazione autonomista che vengono da varie Regioni e che sono oggi altro terreno di forte fibrillazione sociale  e politica. 
Circa poi il principale merito di questa riforma, ovverosia la riduzione dei costi, sebbene i pasadran gialli parlino di 100milioni di euro l'anno (inezie, ma tutto fa brodo), conti più avveduti riducono la stima di quasi la metà, certo fanno comodo anche quelli, sempre che non ci siano controindicazioni.  In partucolare come osserva la VOCE, si potrebbe porre un tema sulla rappresentanza, in un momendo in cui tutti ne denunciano i deficit (ricordate le grida ai tempi del già citato referendum del 2016?), infatti  "Dal punto di vista della rappresentanza democratica, oggi un deputato rappresenta circa 96 mila abitanti (ovviamente, la metà di quanti ne rappresenta un senatore), mentre dopo la riforma ne rappresenterebbe 150 mila. Sarebbe il numero più elevato nell’Unione europea, prima di Spagna (133 mila circa), Francia e Germania (116 mila circa)", noi italiani siamo sempre famosi per passare da un estremo all'altro, di sicuro questo renderebbe ancora più distante l'eletto dall'elettore, non essendo previste strutture intermedie, oltre che si creerebbero delle condizioni parlamentari di non semplice agibilità/accessibilità democratica per le minoranze.
Non vorrei che fosse solo la necessità di dare un facile boccone in pasto all'opinione pubblica quello che spinge avanti questa riforma, che potrebbe anche uscirne pasticciata come altre su temi similari per poi venire sonoramente cassata, proprio nel nome della Costituzione, che qualcuno dal 2016 dice di difendere (ed é interessante il silenzio odierno di molti allora particolarmente chiassosi).





giovedì 18 luglio 2019

La Giustizia gialloverde

Nel mentre tutti sono concentrati nelle quotidiane dispute che sorgono attorno all'agire (ma più che altro al dire) del Ministro degli Interni, onnipresente e debortante, saldamente nel cuore di molti italiani, con l'opposizione di fatto, ancora incapaci di darsi un progetto e un linguaggio, e quindi mentre scateniamo guerre di religione per ogni barcone nel mediterraneo, urliamo alla perfida Europa  e solidarizziamo con un plantigrado trentino e molto meno con gli indigenti, italiani o stranieri che siano, e trascuriamo la sfida climatica e riteniamo ininfluenti gli assetti geopolitici mondiali, qualcosa di ben più preoccupante è in gestazione dalle parti del Governo. Non è tanto la politica economica o finanziaria (certo non rassicuranti), quanto la riforma del sistema giudiziario. Riforma che sembra ispirata al giustizialismo social, al pressapochismo di questi tempi e all'esigenza di propaganda più che di Giustizia. Il tema in questo momento, come ricordato tempo fa, sembra essere percepito solo dalle Camere Penali, in fibrillazione da mesi, molto poco dall'opione pubblica. Certo è noto che in Italia sia la giustizia civile che penale siano in perenne affanno, problemi organizzativi, di risorse, di spazi, di riforme mai fatte o mal fatte, di una legislazione complessa, e sarebbe necessario affrontare il tema in modo organico e pragmatico, ispirati dalla necessità di darsi un sistema efficiente, razionale e funzionale. E sopratutto indipendente. Invece si lavora a spot, secondo l'emotività del momento. E l'emotività oggi spinge contro il dibattimento. Mentre perdura lo scandalo della carcerazione preventiva in attesa di giudizio (sì è uno scandalo sopratutto se usata strumentalmente e ancor di più su chi si confermerà innocente), l'attuale ministro... Bonafede, si quello che si vestiva da guardia carceraria, che peraltro sarebbe pure Avvocato, sta lavorando a una riforma del codice penale che contrae significativamente lo spazio al dibattimento. La cosa segue la riforma della prescrizione. E' evidente che si vuole ridurre lo spazio dove si acclarano i fatti, nel nome di tempi rapidi e certezza del giudizio, si preferisce arrivare a sentenze sbrigative, di condanna preferibilmente, perché quello che si vuole è una Giustizia che si limita a ratificare quello che già viene sentenziato dal "popolo" nel tribunale popolare dei social. La cosa dovrebbe preoccuparci un poco tutti.

giovedì 13 giugno 2019

Per arrivare, si deve almeno partire

Le elezioni europee sono passate e con esse anche le amministrative. Ovviamente c'è stata la prevista affermazione leghista, il tracollo  pentastellato, forse segno di una parabola discendente irreversibile, visto anche l'esito delle amministrative. si conferma il fatto che una maggioranza alternativa per il governo di questo paese c'è, ed è pure peggio dell'attuale, con una Lega egemone e la Meloni a far da mosca cocchiera. Probabilmente andremo al voto prima o poi, sopratutto quando ci sarà da prendere atto dei pessimi risultati sui conti pubblici delle politiche pentaleghiste e nessuno vorrà assumersi la responsabilità del fatto, gridando all'Europa cattiva contro l'Italia. C'è indubbiamente un problema culturale in questo paese. Le posizioni di chi inneggia Salvini ne sono un emblema. Per problema culturale non intendo tanto una questione di livello, nel senso che non ritengo semianalfabeti gli elettori della Lega, ma di tipologia. Ritengo, cioé, che esista una cultura sostanzialmente egoista, chiusa e in parte irretita dalla propaganda, che non comprende come siamo in un tempo in cui è la connessione, il dialogo, il pragmatismo, l'innovazione tecnologica e la solidarietà diffusa che ci possono fornire gli strumenti per affrontare il presente e le sfide che ci pone e non insensate chiusure e ritorni a formule del passato. Il confronto serrato con questa fetta di popolazione, che deve, però, essere diverso nello stile, non aggressivo, ma assertivo, è l'unico strumento per sottrarli progressivamente a quei processi culturali. Unitamente alla necessità di costruire un'alternativa programmatica, ideale e organizzativa che divenga da stimolo per chi oggi si astiene a tornare a partecipare. Non si potranno sovvertire gli equilibri elettorali se non si "richiamano in servizio" pezzi di società oggi avulsi dal dibattito politico. Qui veniamo al centro sinistra. tutto insieme è al 30%. poco. Sopratutto per come è composto. Abbiamo il PD e qualche frattaglia. O meglio, il PD alle europee, così come alle amministrative, ha tenuto o è cresciuto solo laddove ha dato impressione di empatia, innovazione e rinnovamento, non a caso grande merito lo si deve a Calenda che ha saputo dare un volto alle aspirazioni di rilancio di parte del mondo progressista. Ci fossero stati più candidati così le cose sarebbe andate anche meglio. Comunque è indubbio che il PD ha fatto un certo sforzo nella composizione delle sue liste. Assai meno nell'elaborazione culturale e programmatica. La tattica di Zingaretti sembra solo quella di aspettare che "passi la nuttata", ma la notte non passerà da sola. Lo dimostra il fatto che a livello europeo solo quelle forze che hanno saputo caratterizzarsi con una proposta chiara, sui temi dell'innovazione e dell'Europa, come Verdi, Liberldemocratici e Socialisti in qualche paese (mentre per esempio il decantato Corbyn ha dimostrato  la sua inadeugatezza) hanno ottenuto buoni risultati, contribuendo a bloccare l'onda sovranista, che comunque già si sta sparpagliando, secondo gli interessi particolari. Ora c'è da far sì che il blocco Verde-Liberale-Socialista e popolare sappia finalmente rilanciare il progresso europeo, superando tutti quei fattori che sono stati i principali argomenti dei sovranisti. In questo senso, il progetto Calendiano, che di fatto preconizzava un'alleanza larga tra i riformisti e i progressisti vari ha avuto forma, ed è un peccato che in Italia la cosa sia stata colta solo parzialmente. Mi riferisco in particolare a +Europa e aggregati, che per calcoli (sbagliati, prevedibilmente) non ha permesso un più forte aggregato europeista. No la lista non è andata bene, non c'è stato nessun passo avanti, contrariamente a quanto affermano alcuni degli esponenti che vi hanno partecipato. Dalle politiche a oggi, + Europa, non è cresciuta, nonostante una buona presenza mediatica, l'ingresso in lista di Pizzarotti, Rutelli e il PSI. A mio avviso +Europa, a cui avevo guardato con molto interesse, orientandosi, lasciamo perdere come, su Della Vedova al suo congresso, perdendo l'occasione con Cappato (che sta facendo un lavoro molto innovativo con l'associazione da lui fondata) di fatto si è indirizzata ad essere un soggetto schiettamente Liberal-Liberista. Nulla di male, ma politicamente parlando è una nicchia elettorale estremamente ridotta in questo paese e sopratutto con ridotte capacità aggreganti, specie se con una leadership di scarsa empatia.
Nella partecipazione PSI alla lista vedo positivo l'aver scelto 5 candidate donne, perché dovrebbe essere il punto di partenza per caratterizzarsi come coloro che pongono con forza il tema delle dispari opportunità in questo paese. I problemi di competitività, produttività, occupazione, sostenibilità del sistema pensionistico, di denatalità li si devono molto al fatto che l'accesso al mondo del lavoro, le possibilità di carriera, l'equità dei compensi, per le donne nell'Italia del 2019 restano ancora molto difficoltose, esistono preclusioni, resistenze, discriminazioni. La donna è ancora vista come una problematica del lavoro e non una potenzialità. Inoltre, è bene  diserselo, una fetta importante dello Stato Sociale in questo paese lo fanno le donne, a gratis (chi bada i figli? chi si ciuccia i vecchi? etc etc). Gli ostacoli sono culturali e strutturali. Ecco, caratterizzarsi su questo tema, significa poterne abbracciare molti altri, ma significa anche concrentrare le forze. Non si possono disperdere le esigue risorse che si hanno in velleitarismi. In Italia il PD è balcanizzato, non ha una prospettiva chiara, la cultura ecologista riformista non ha una casa politica e gli europeisti restano frammentati. Manca una elaborazione complessiva della situazione. Oggi bisogna lavorare su questo e su organizzazione. A me personalmente, l'unico che sembra avere contezza della situazione, piaccia  o meno, è Carlo Calenda e riterrei più utile (e coerente, visto che per primi i socialisti proposero la sua medesima idea di coalizione europeista e ne abbracciarono il manifesto poi) riprendere quel dialogo e quel percorso.

Lettera aperta al compagno Giovanni Crema

     Caro Giovanni ho letto con grande attenzione, comprensione e partecipazione la lettera in cui comunichi pubblicamente la tua decisione ...