martedì 20 giugno 2023

DIREZIONE PD del 19 giugno. Tra Palco e Realtà.

 E' andata in scena ieri la Direzione nazionale del PD. Monologo della segretaria a cui seguirà direzione di replica... Boh, onestamente preferivo il vecchio sistema in cui poi si discuteva la relazione... ciò detto, dico due parole qui, a me stesso sostanzialmente, visto che il video non ammette commenti e non esistono luoghi dove discuterne, visto che i circoli, o almeno il mio, disquisiscono al massimo su whatsapp, quanto va bene (sono iscritto da 8 mesi, non ho mai avuto il piacere di partecipare a una riunione di circolo). La segretaria, tra diverse citazioni musicali contemporanee, cerca di spiegare il senso del suo agire e tracciare le linee della mobilitazione, da qui alle europee.

Rapidamente alcuni concetti: 

  • attacchi a Renzi... anche basta, segretaria, lei deve la sua prima candidatura/elezione proprio all'innominato, quando contesta il fuoco amico, si ricordi quello subito da lui, quando contesta le sue scelte ricordi che sono state votate a larghissima maggioranza dal partito (fa specie che ci siano un sacco di smemorati o pusillanimi che non rivendichino ciò), Renzi ha sicuramente sciupato un gran capitale politico, in primis per non aver saputo creare condivisione, ma certo ha avuto -ed ha - grandi intuizioni - proporzionate all'ego - detto questo non si può continuamente evocarlo ad usum interno. Aumenta solo le acredini nel campo di centro sinistra e fa si che il clima resti sempre avvelenato.
  • apertura nuovi circoli... forse  è meglio prima manutentare l'esistente e aprire circoli nei luoghi di lavoro, mi pare un po' avveniristico, credo manchi completamente il senso di cosa siano le aziende oggi, cosa voglia dire aprire un sezione interna e soprattutto, se si vuole farlo nelle fabbriche, forse converrebbe fare ammenda delle troppo pulsioni antiindustriali che alimentano il suo "nuovo corso".
  • infine, qualche slogan in meno e qualche direttiva più chiara, non basta richiamarsi a valori o ideali del passato, servono elaborazioni nuove, non basta gridare al lupo della destra, ma capire il perché della sua maggior sintonia col paese, non serve un velleitario ottimismo, ma prendere atto della natura delle paure e ritrosie di questo paese e affrontarle con pazienza e trasparenza, senza vuote formule.
  • PSE pensare che le europee andranno bene perché si ambisce ad essere la prima o seconda componente del PSE è come dire che si gareggia giusto per arrivare tra i primi dieci. Il PSE rischia di essere marginale nel prossimo parlamento, se non elabora una sua puntuale e concreta piattaforma politica e soprattutto non trova un intesa forte con ALDE e PPE, che rischiano, particolarmente quest'ultimo di variare sensibilmente le proprie linee di indirizzo da qui ai prossimi 5 anni, se anziché in un contesto di dialogo costruttivo, si preferisce fin da subito gridare alla mutazione genetica.
So bene che questo mio contributo è "flatus vocis", ma siccome credo nell'impegno politico e dal 2018 cerco con grande frustrazione di trovare un luogo di partecipazione alla discussione alla riorganizzazione del cosidetto centro sinistra,  ho detto la mia, almeno a futura memoria.




giovedì 27 aprile 2023

Se la Green Economy diventa elitaria...

Non sempre sembra chiaro al mondo ambientalista ed ai governi che fanno scelte "green" la necessità che queste abbiano sufficiente socializzazione e condivisione da parte dell'opinione pubblica e più in generale del corpo sociale. Troppo spesso queste politiche sono fatte con improvvise sterzate e accelerazioni, magari accompagnate da campagne mediatiche piuttosto enfatiche

Come diceva Pertini, parlando dell'importanza di coniugare la difesa della Libertà alla Giustizia Sociale, di che Libertà volete parli un uomo che non ha di che sfamarsi? Sarà libero di bestemmiare tutta al più. Si rischia lo stesso con la transizione ecologica. Cosa volete freghi della transizione energetica, della lotta al cambiamento climatico, della decarbonizzazione dell'economia e della sostenibilità ambientale a chi si trova in ristrettezze pesanti, subisce il caro energia, perde l'impiego, si trova fuori dal mercato del lavoro, per gli effetti che le politiche necessarie a conseguire questi obbiettivi, spesso hanno nell'immediato o nel medio periodo, specie verso le fasce sociali più deboli? Sarà pro green economy? O troverà comprensione proprio in quei movimenti che campano sul malcontento e, sposando spesso teorie negazioniste ed in ogni caso antiscientiste, finirà per essere motore di opposizione a questa revisione del nostro modello di sviluppo, nonostante questa sia necessaria? 

Pensiamo si possa fare la svolta verde a spese delle aree sociali e geografiche del mondo più deboli? Pensiamo che ci sarà entusiasmo in quei settori, che spesso sono quelli più "labour intensive" (ossia a più elevato fabbisogno occupazionale), come l'industria dell'automobile e la siderurgia , che nella transizione, specie nella versione a tappe forzate che si sta imponendo nella UE ci sarà supporto? O ci sarà da quelli che potrebbero trovarsi ad avere un auto che non può circolare nella maggior parte della rete viabilistica e che risulterà invendibile tra qualche anno? Una recente serie di studi dimostra che ampie fasce sociali guardano alla conversione ecologica non con entusiasmo, ma forte preoccupazione, trovandosi già oggi in difficoltà sociale. Questi gruppi ritenete possano essere sensibili ad una retorica iperentusiasta sulla green economy? O saranno forse più propensi a discorsi populisti, para negazionisti e sostanzialmente protezionisti? La Sinistra deve porsi il tema, se alla fine non vuol davvero rappresentare solo le fasce economicamente benestanti, ma progressivamente minoritarie e spesso imbelli. 

E ampliando lo sguardo alla geopolitica, da un punto di vista internazionale il socialismo europeo, l'UE in senso lato deve anche porsi il tema nel lungo periodo di come cambieranno talune situazioni socioeconomiche in paesi oggi stabili, o comunque non in fibrillazione le cui economie si reggono essenzialmente sulla vendita di idrocarburi. Intere aree geografiche potrebbero scivolare dall'opulenza alla miseria, non tutti i paesi "del petrolio e affini" sta affrontando con lungimiranza la questione. Alcuni sì, ma molti preferiscono ancora lucrare al massimo. Potrebbero diventare domani aree di forte instabilità per conflitti, migrazioni, contribuendo a mantenere agitato lo scenario globale della comunità internazionale. Dove magari l'occidente non sarà più il dominus e quindi potremmo avere a che fare con nuovi paradigmi di governo.

Insomma per quelle forze che dichiarano di volere un progresso equo, sostenibile e condiviso bisogna iniziare ad avere più consapevolezza della situazione, porsi il problema di dialogare con chi rischia di essere travolto dalla transizione ed approcciarsi con meno retorica.





domenica 5 marzo 2023

Un grillo spaventa il sovranista. Tempi complessi e banalizzazioni nocive.

E' recente la decisione della UE di consentire la commercializzazione di alcuni prodotti alimentari derivanti dalla lavorazione di insetti. Ovviamente, come da copione c'è stata l'immediata levata di scudi delle associazioni del mondo agrozootecnico e di categoria nostrane, unitamente a varie forze politiche, per lo più di centro destra, con la nostra eroica Presidente del Consiglio in testa (sic!). Centro sinistra sostanzialmente non pervenuto. M5S si dice fosse tra il panico e il gaudioso nell'aver visto il titolo: "si può mangiare il Grillo". Tornando alle levate di scudi... è partita la solita serie di contumelie rivolte ai burocrati di Bruxelles che attaccano le eccellenze enogastroculinarie italiane, le eccellenze della dieta mediterranea e così via.

Or bene, richiamato il fatto che il consumo di prodotti con farine a base di insetti non è OBBLIGATORIO, ma è stato consentito dalla UE per alcuni prodotti specifici, che hanno ottemperato al rispetto degli standard di sicurezza alimentare comunitari - esattamente come gli altri prodotti - e ricordato che il consumo per l'alimentazione umana è diffuso in tanta parte del globo, non che il fatto che noi comprendiamo tra le "eccellenze della nostra dieta" i crostacei che degli insetti sono primi cugini, vorrei brevemente esprimere il mio pensiero sulla questione e come il dibattito pubblico che si sta sviluppando sul tema dia da un lato la ridotta cifra culturale di tanta parte della nostra opinione pubblica, anche tra chi avrebbe ruolo di classe dirigente, rivelandosi impreparato all'approfondimento di temi complessi, ma anche dia il segno vero di cosa sia la destra sovranista oggi, specchio della nostra società fissa solo sul presente, non incapace, ma non volente assumersi le proprie responsabilità verso il futuro, sostanzialmente emotiva ed egoista. Il sovranismo è questo, convincersi che standosene per i fatti propri, i problemi globali staranno fuori dalla porta, che rispondere con "a me non interessa" e magari sbertucciando e banalizzando chi pone questioni articolare su questioni che richiedono la fatica dell'ascolto e della comprensione, ed anzi assecondare le diffidenze fondate sul preconcetto alla fine risolva le questioni. Forse genera consenso, di certo rende impreparati nel momento in cui i nodi arrivano al pettine.

Il tema della sicurezza alimentare, intesa come certezza che ciascuno abbia soddisfazione del proprio fabbisogno nutrizionale, in un mondo di oltre 8 miliardi di individui, scosso da profonde crisi, dove la parte più ricca dipende anche dalle più povere per i suoi fabbisogni, non è una questione che non riguarda noi occidentali, anzi, gli studi e le evidenze che anche da qui da noi ci sono ormai tutte. 

Così come è indiscutibile la produzione di massa di carne agli attuali livelli di consumo e ancor più a quelli che sarebbero necessari per soddisfare un'analoga richiesta da parte di tutti gli 8mld di cui sopra, non sia sostenibile, in termini di emissioni di anidride carbonica e metano - quindi in termini di impatti climatici - ma nemmeno in termini di consumo di acqua e contaminazione dei suoli e della risorsa idrica. Senza contare i rischi legati ai patogeni che spesso si sviluppano negli allevamenti.

Per capirci e per evitare polemiche inutili, non stiamo parlando del piccolo allevamento di campagna dove andiamo a prendere prodotti tipici, o della macelleria sotto casa, ma degli allevamenti intensivi (di cui potremmo anche discutere del trattamento degli animali in termini di benessere), quelli che per intenderci, riempiono all'infinito, gli sterminati scaffali della grande e grande e grandissima distribuzione.

Il tema, quindi, di variare la nostra dieta per consumare meno carne - e solo di buona qualità - ed allevata in modo più sostenibile e nel contempo garantire il fabbisogno alimentare della popolazione globale ed anche il fabbisogno nutrizionale esiste, è presente ed è cogente checché ne dica il Ministro del made in Italy e i guru Slow Food. I prodotti derivanti dagli insetti possono essere una risposta a una questione così articolata e complessa? Assolutamente sì. come lo possono essere le alghe, e, forse più avanti i cibi sintetici, su cui è partita la medesima pantomima

Buttarla, come si dice a Roma, in caciara come fanno ormai abitualmente varie associazioni categorie e molto spesso dalle parti del centro destra italiano, magari permette di avere ritorni di consenso nell'immediato, ma è un esercizio miope ed egoista che serve solo a far perdere tempo alla conversione verso modelli di produzione alimentare più sostenibili, più adeguati ad un mondo con meno risorse e più bisogni e ad impedire l'insediamento di nuove attività, in linea con le esigenze che ci si parano davanti, rendendoci più vulnerali domani. Rischiamo un domani non lontano, in cui una buona dieta sarà un privilegio. E questo lo dovremo al modo in cui affrontiamo i problemi oggi.





venerdì 3 marzo 2023

Calici amari e lunghi cammini

Con una decisione personale non facile, ho ritenuto di chiudere la mia permanenza nel PSI. Ritengo sia un'esperienza esaurita, nei 5 anni dal 2018, quanto mi reiscrissi per portare un modesto contributo alla ristrutturazione dal basso del centro sinistra, mi sono trovato in un contesto sostanzialmente esangue, rivolto costantemente al passato, avvinto da beghe inspiegabili, incapace di produrre novità, anzi, con la capacità pervicace di ostacolarle. Si veda per esempio il travaglio delle Regionali Venete. Tutto ciò nonostante l'indubbia generosità e vitalità intellettuale di taluni compagni, cui vanno la mia stima, affetto e ammirazione. Da ultimo, dopo il disastro del 2022, anziché produrre finalmente una profonda riflessione, per far si che non si fosse sostanzialmente un'associazione reducistica, si è scelta una inspiegabile centralizzazione, con epurazioni, per altro malcondotte. E singolari riallineamenti a livello locale. Nel corso del tempo le mie motivazioni sono scemate, così come l'entusiasmo e l'impegno. Ma la convinzione della necessità di partecipare alla vita pubblica del centro sinistra, per ricostruire una prospettiva culturale, programmatica, politica e organizzativa diversa all'umore generale e al sovranismo dilagante, non è mai stata messa in forse. 

Ecco perché non ho potuto che fare l'unica, seppur difficoltosa cosa logica. Nel centrosinistra esiste, nonostante le batoste, un solo soggetto politico effettivamente (ancora) seppur malconcio, strutturato, che ha una funzione e una dimensione ancora sufficiente ad espletare un ruolo. Ed è il Partito Democratico, certo in crisi profonda, in contraddizione, frastornato. Piaccia o meno, però, è quello che c'è. Ormai è chiaramente nel PSE, e, ribadisco, la fisionomia politica che esso si da, determina l'espressione del socialismo europeo in Italia. Insomma il GP di formula 1 lo fai con Ferrari se ce l'hai, altrimenti corri anche con la 500 se non hai alternative.

Mi sono pertanto deciso all'adesione per poter partecipare al dibattito congressuale. Non vi è stato granché, v'è da dirlo, qualche discussione via social, ho partecipato ad un poco entusiasmante congresso  zonale, mi sono letto le mozioni.

Ho ritenuto di sostenere Bonaccini perché ha tracciato chiaramente  l'identità che secondo lui debba avere il PD: laburista socialdemocratica, con tanto di citazioni di Pertini e soprattutto Turati. Una piattaforma solida, forse non entusiasmante, ma credibile, ha cercato - errando forse - di far ragionare, più che emozionare. In una società emotiva e in un contesto dove a sinistra piace tanto la retorica, un azzardo.

Infatti è andata come è andata. La riduzione degli iscritti ha reso le primarie un'incognita e alla fine è stata premiata la proposta simbolicamente apparsa di maggior cambiamento, a prescindere dai contenuti: pazienza se il background di Bonaccini è ben più di sinistra di quello della Schlein e che quest'ultima su molti temi è apparsa fumosa. Dal punto di vista simbolico emozionale è stata sicuramente più efficace. Si è voluto dare un segnale. A chi non si sa, forse a se stessi.

La sua elezione comporta una destrutturazione del PD in qualcosa di più fluido, meno strutturato e strutturale, insomma più movimento che partito, con un'identità di sinistra lata, movimentista, velleitaria su alcuni temi e per me retorica. In un momento in cui secondo me, invece, servirebbe riavere un partito che sappia essere organizzato, costruire gruppi dirigenti solidi e tradurre in politiche le istanze dei suoi interlocutori sociali, che dovrebbero essere le fasce più in difficoltà, quelle più vulnerabili alle varie crisi e quelle più esposte alle ripercussioni delle future transizioni.

Ovviamente, mi sono messo in gioco e accetto il verdetto, cercherò di dare il mio contributo alla discussione, pur sapendo che su molti temi la mia distanza con il nuovo corso è siderale. Mai saputo emozionare io, sempre stato aridamente pragmatico, penso che oggi serva certamente empatia, ma anche concretezza, non solo belle parole. Vedremo. Io ritengo sarà una fase alla Corbyn, ovverosia entusiasmante per i supporters, ma incapace di interlocuzione con fasce più ampie. Il mio intento è quello di restare, esprimere il mio pensiero, sostenere una posizione vogliamo chiamarla socialista riformista? Certo. Insomma fare quello che si può, tenere una linea e seminare il domani. Nell'unico luogo in cui, io ritengo, allo stato attuale delle cose, sia utile, sia sensato, sia proficuo farlo, perché davvero adesso, nostalgie e velleitarismi sono lussi non più sostenibili.

Che fatica però.

lunedì 3 ottobre 2022

L' Alba del giorno dopo.

Elezioni 2022. E' andata come doveva andare. E non è stata la fine dell'Universo conosciuto. Si sarebbe potuto evitare? Sì se in una delle tante sconfitte subite negli anni il centro sinistra inteso come classe dirigente e corpo sociale avesse davvero imparato qualcosa e provato a riformarsi. Ma così non lo è stato, nemmeno dopo il 2018 quando sarebbe stato quasi inevitabile farlo. Invece, complici anche gli eventi esterni si è galleggiato, con alterne sorti. Ma i problemi sono stati elusi. E perciò si sono aggravati. 

Quale idea di paese e futuro, quale piattaforma ideale, quale orizzonte culturale, quale corpo sociale, fossero i riferimenti del centrosinistra e del Partito Democratico in particolare, sono tutte questioni non affrontate, o affrontate in modo caotico, sporadico, contraddittorio, poco credibile. Il centrosinistra da forza motrice di progresso e cambiamento è divenuta forza d'apparato, percepita come lontana, talora ostile.

Nulla è stato fatto per riformare questa situazione, anzi, ci si è limitati ai maquillage o ai cambi di segretario, esecrando sempre il precedente rispetto al nuovo. Nulla è stato fatto in termini di organizzazione, cosa più che mai necessaria, perché alla fine si preferiscono i comitati elettorali che i partiti con una vera vita democratica interna. Ma se la democrazia italiana sta scadendo, lo si deve allo scadimento dei suoi partiti. E duole che sia così anche a sinistra.

Ma non si parte dalle ceneri. Magari da delle macerie e qualche rudere. Ecco perché si ricostruisca, non dimenticando da dove si parte, ponendo il tema di riorganizzare delle strutture, delle idee, una comunità, che esiste ancora e non è così inconsistente, cui va rispetto, ma anche franchezza. Il prossimo congresso del PD non deve essere solo un rebrending o un'alchimia correntizia di dirigenti da ricollocare, ma sia il momento per riflettere su come rifondare il principale soggetto del centrosinistra italiano, affinché sia ampio, coeso e coerente, il rapporto con il terzo polo sia costruttivo e non distruttivo, servirà un rapporto per il futuro, ma non siano le alleanze a dare identità al soggetto. Il congresso del PD deve essere il congresso del centrosinistra riformista italiano che si rigenera. E che ritrova l'antica radice di Filippo Turati, dandosi finalmente una cultura e sopratutto un'idealità.

Ai compagni del PSI dico, il prossimo congresso PSI non sia luogo per faide a Lilliput, ma chieda un congresso del PD aperto per la costruzione della Casa dei Riformisti, prospettiva che abbiamo erroneamente abbandonato 20 orsono per interessi di bottega, eventi avversi e sopratutto nostalgie di un passato meraviglioso, ma che non potrà più tornare.

Io questo mi sento di fare.

Lascio il link di quattro ottime riflessioni, migliori di tutte quelle che potrei fare io.

https://www.rivistailmulino.it/a/un-pd-liberal-socialista

http://www.libertaeguale.it/partito-democratico-il-grande-malato/

https://www.mondoperaio.net/in-evidenza/elezioni-2022-e-tempo-di-fare-chiarezza-di-andrea-frizzera/

https://formiche.net/2022/10/congresso-pd-cazzola/




lunedì 19 settembre 2022

Non sparate sul PD

 
E' forse strano che lo dica io, stante i miei trascorsi, ma è da lungi che rifletto sul tema. Ritengo davvero che lo sport presente a sinistra sia tra i partiti a sinistra del PD, che da membri di quello stesso partito che da compagni del mio il PSI (in questo caso con particolare veemenza) sia quanto meno controproducente, per non dire in alcuni casi demenziale. Questo non vuol dire ammutolire la critica, anche aspra, ma seria e costruttiva (per esempio l'impostazione  del "cerchiamo di non perdere troppo" o la campagna comunicativa di tipo manicheo bene contro male, con un discutibile accostamento cromatico rossonero, o ancora il superamento del blairismo, sono tutti elementi che indicano l'affanno organizzativo culturale in cui si trova la dirigenza PD), ma vuol dire evitare gli atteggiamenti demolitori. Perché? Perché penso che demolire l'unico aggregato elettorale, che ha al suo interno comunque importanti esperienze riformiste, di indubbia consistenza che resta nel centrosinistra sia come segare l'albero su cui si è seduti. Vada come vada il 25 settembre, il 26 settembre sarà sempre il attorno al Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista che si dovranno coagulare le altre forze riformiste che sia per costruire una proposta di governo o una solida opposizione al governo di centrodestra. Governo di centro destra che non è pericoloso perché prodromo al fascismo, ma perché rischia di essere un governo che ci porterà ad essere uno stato di secondo piano nello scacchiere europeo, più vicino all'Ungheria, e sopratutto meno attento e serio nella gestione dei propri conti, ossia meno credibile. Inoltre meno protagonista del processo di integrazione europeo, di cui da motore, potremmo diventare freno. E se non facciamo l'Europa federale davvero a breve, nello scenario internazionale ci dovremo davvero rassegnare ad essere colonia di second'ordine. Probabilmente cinese alla lunga. Ecco perché sperare come fa qualcuno che sì vinca la destra, ma poi con qualche magheggio si possa riavere il governo tencnico, significa giocare ai dadi sulla pelle del paese.
Se è pur vero che Letta ha l'occhio del gatto Silvestro più che della Tigre e che in troppe parte il PD locale è in mano a vari cacicchi (e questo lo si deve al fatto che nessun segretario si è adeguatamente speso alla "rifondazione" del partito, promessa spesso, mai attuata - caso emblematico quello Veneto) è pur vero che in questa tornata elettorale il centrosinistra esprime alcuni nomi, il cui impegno dovrebbe essere visto come un importante punto su cui ricostruire. Cottarelli che indica attenzione alla spesa pubblica e al debito pubblico. Crisanti e Lopalco al sistema sanitario e ad un approccio scientifico alle questioni complesse, Bentivogli per un approccio riformista al tema Lavoro e poi l'adozione, non scontata, dei temi dei Radicali sulle tematiche dei diritti civili (insomma mica male se pensiamo che fino a non poco tempo fa nel PD aveva casa la Binetti). Certo c'è molto da fare. Ma non è con le diserzioni o le partenze indignate che lo si può fare. 
Se il centrosinistra è popolato da troppi praticoni o saccenti sprovveduti lo si deve anche al fatto, e lo dico a me stesso, in troppi hanno preferito Aventini di comodo. Penso anche a coloro che hanno deciso di andarsene perché non candidati in posizioni appetibili. Come se già la candidatura non fosse un traguardo e sopratutto come se l'elezione non fosse una meta da conquistarsi (e qui posso parlare a ragion veduta essendomi candidato ottavoin lista nella solitaria e disperata corsa del PSI del 2008). Purtroppo piace troppo la rendita. 
E dobbiamo tenere conto dei quadri che mutano. Il terzo polo con l'ingresso di molti transfughi di Forza Italia assumerà una connotazione diversa. Più Liberal conservatore, con buona pace dei proclami liberalsocialisti del primo Calenda che tanto mi erano piaciuti. Calenda che ha dimostrato quanto sia difficile essere coerenti con se stessi specie se si fa i troppo categorici. Ha spesso parlato del valore delle parole, ma come si può non pensare che anch'egli sia un leader preso da se stesso se in meno di 10 giorni si accasa con Renzi a cui aveva riservato parole terribili (e per lo più immeritate) e Renzi, a cui riconosco grandi intuizioni, ma della sana autocritica mai? Un'altra mia piccola delusione è stato vedere Nordio candidato. Non tanto perché candidato con FDI, quanto perché anch'egli aveva più volte proclamato che i magistrati, anche una volta ritirati evitassero di cimentarsi come parte nell'agone politico, per non sminuire la loro azione come giudici. Ma si sa... tra il dire e il fare....
Ecco perché bisogna lavorare su ciò che di buono offre la lista Italia Democratica e Progressista, non per scegliere il meno peggio, ma quello che meglio si può provare a coltivare. Il centrosinistra lo si cambia cambiandolo, come il paese, non stando in tribuna.
Ai compagni dico, abbiamo avuto molte occasioni, sprecate tutte. Prendiamo atto. Lasciamo stare acrimonie e risentimenti. Il 26 costruiamo assieme a tutti i soggetti che si ritrovano nel PSE una federazione e poi identifichiamo le giuste battaglie, ma sopratutto quei gruppi sociali che non hanno nessuno che li rappresenti e diamo loro una voce. E una mano.

lunedì 15 agosto 2022

Che fare?

Che fare? Così titolava un opuscolo di propaganda del compagno Lenin. Sembra che in Italia una coalizione "Ursula" che metta assieme i riformismi socialista, liberale, popolare ed ecologista non si possa fare. Non si può fare perché il centro popolare di fatto non esiste, sparpagliato in frattaglie politiche o accodato ai populisti destrorsi. Non si può fare perché l'ecologismo politico in Italia è fermo agli anni '70. Non si può fare perché i Liberaldemocratici in Italia sono frastagliati in partiti dominati dall'ego dei loro leaders, che hanno un rapporto compulsivo sui social e per tanto sono alla perenne ricorsa degli umori di tendenza. Un tempo i partiti, profondamente ramificati nella società, avevano chiara la situzione, poiché la toccavano con mano con le proprie strutture nel territorio e nel mondo del lavoro. Oggi questo sistema è saltato e i leaders si devono affidare a sondaggi e, appunto, alle tendenze social. Di fatto sono mezzi ciechi e questo fa si che non sappiano proporre azioni di lungo respiro. Leggo così la rottura di Calenda con il centrosinistra e fa sorridere il suo accordo con Renzi, dopo che se ne erano dette di ogni fino a settimana scorsa. Propria Calenda aveva più ricordato il valore delle parole in politica. Certo si può sempre cambiare idea, vedi Di Maio, ma tempi e metodi lasciano l'amaro in bocca. 
A parte le forze minori, tipo M5S (i cui sondaggi ancora al 10% mi lasciano interdetto), il polo Calenda Renzi, che non sembra avere appeal, frattaglie varie - tra cui l'Italexit di Paragone, che di fatto raccoglie quello che per me è il peggio della società italiana, anche lì dato su un preoccupante 3%, i competitor sono due: centrodex a guida Meloni, e centrosinistra, costituito essenzialmente dal listone PD + cespuglietti.
Or bene, nel centro sinistra ci sono alcune note positive. La candidatura Cottarelli, che indica che ci sarà una forte attenzione al tema del debito pubblico, al taglio intelligente della spesa pubblica, ai rapporti internazionali, le candidature Cucchi e Sumaoro che mostrano attenzioni a tematiche delicate e attuali, alcuni punti programmatici. Certo sul simbolo del listone PD, che vede al suo interno anche PSI, Art.1, Demos, si poteva far meglio, al fine di connotare chiaramente la lista come la lista del PSE in Italia, ma tant'è ormai così è. Adesso c'è da dare coerenza a questa alleanza, evitando distinguo e contradditizioni ed evitando l'attacco al Calenda e co. Inutile allargare un solco che prima o poi andrà colmato. Il centrosx deve riuscire a intercettare tutti quelli che sono delusi per la caduta di Draghi, Deve dare messaggi chiari che smuovano chi ancora si dibatte nel non voto. Solo così il 10% che manca secondo i sondaggi potrà essere recuperato. E' difficile, ma non impossibile, ormai nelle elezioni vi sono movimenti elettorali anche del 30-40%. E nel centrodx Salvini e Berlusconi ogni volta che aprono bocca fanno danni.
Certo il Listone di Italia Democratica e Progressista deve diventare di più. Il PSI proponga un patto federativo. Si ritorni all'idea di Casa dei Riformisti che almeno 3 lustri fa lanciata dallo SDI. Solo innescando questo tipo di dibattito si potrà finalmente rifondare il centrosinistra e superare alcune della tare e contraddizioni del PD che troppo spesso, anche in periodi recenti hanno impedito un proposta organica e credibile dello schieramento di sinistra al Paese.

Lettera aperta al compagno Giovanni Crema

     Caro Giovanni ho letto con grande attenzione, comprensione e partecipazione la lettera in cui comunichi pubblicamente la tua decisione ...