lunedì 30 settembre 2019

Le parole. Le parole sono importanti.

Non sono un grande estimatore di Nanni Moretti, ma devo dire che alcune scene di certi suoi film sono iconiche. C'è n'è una in cui urla dietro a un altro: ma come parli? Le parole sono importanti. Ecco le parole sono importanti. In questo paese ne abbiamo perso il valore. Si usano parole d'odio di violenza inaudita sui social. Di questo ha grande responsabilità  anche il "capitano", che ha sdoganato la violenza verbale e l'ha legittimata, fingendo di non sapere che la violenza fisica è preceduta sempre da quella delle parole. Ma non solo questo. Si dicono parole, si scrivono parole che vengono disattese come se nulla fosse nel giro di poche ore.
Pensiamo al nuovo governo PD-M5S. I due movimenti se ne sono detti di ogni, letteralmente, fino al momento in cui il "genio" leghista ha fatto cadere, lo sa solo lui secondo quale alta strategia, il governo Conte 1. Solo un paio di mesi prima il PD aveva perfino messo per iscritto "mai con i 5S". Poi la mossa suicida di Salvini, la necessità di "salvare il paese" e perfino Renzi passa dal #senzadime al #governodisvolta.  Dovrebbe nascere un governo di discontinuità, invece ci si ritrova sempre con Conte, che difende le scelte del governo precedente. Inoltre il PD sembra sposare le posizioni 5S su ambiente e sviluppo, visto che non ha il coraggio di presenziare all'apertura del lato francese del tunnel della TAV, tace sulla questione "trivelle", nicchia sul vincolo di mandato, accetta le sparate di Di Maio senza replicare e lancia persino un'alleanza anti Lega, "civica" in Umbria. Dimostrando che l'unico collante che tiene questo governo pare davvero essere la paura del voto.  Invece si sarebbe dovuti andare a votare, avrebbe vinto la Lega? Forse. Sarebbe finita l'Italia? No, ma finalmente Salvini e gli Italiani non avrebbero avuto più alibi e si sarebbero visti in tutta la loro pochezza e perniciosità, le contraddizioni e l'inconsistenza delle politiche del "capitano", che non è altro che chiacchiere e propaganda. Invece il cinismo e la paura gli hanno permesso di riguadagnare la sponda dell'opposizione e ripartire con la propaganda.
Il PD pensa di civilizzare i barbari? Pensa di avvalersene come fece Roma coi Visigoti contro gli Unni? Beh peccato che alla fine i Visigoti contribuirono alla caduta di Roma. Con questa mossa il PD ha rivitalizzato i 5S che erano in profonda crisi. Se il PD spera di mungere consensi ai pentastellati come ha fatto la Lega, sbaglia, finiranno nell'astensione piuttosto.
E il PD ne uscirà con le ossa rotte. Già ora lo vediamo abbracciare le politiche grilline su ambiente, sviluppo e giustizia. Certo vedere Salvini e Toninelli fare le valigie è stato un bello spettacolo, ma non sufficiente rispetto al prezzo che si rischia di dover pagare.
Renzi, dimostra una grande capacità tattica e un cinismo non da poco. Ma penso che strategicamente non andrà lontano, ha indubbiamente grandi doti, ma gliene manca una fondamentale, saper governare il proprio ego e capire che le sue incoerenze, per quanto egli possa sempre giustificarle, hanno minato la sua credibilità e quella della politica in generale.
In questo momento, non è un mistero, trovo solo in Calenda un po' di coerenza e una capacità di analisi del presente e di elaborazione di una prospettiva per il domani.
Sul PSI, trovo avvilente il ritorno al garofano, un'operazione da reduci. Mi ero riavvicinato sperando nel rilancio di una prospettiva liberalsocialista, si parlava di nuova rosa nel pugno. Dal congresso, non una linea è stata seguita e mantenuta, si è abbracciato Calenda nel suo manifesto d'unità europeista, salvo poi ritirarsi nell'anonimato di una ridotta con + Europa, finita male, si è mollata + Europa e si è assunta una posizione pro Conte Bis, tramutatasi in mani libere per la sostanziale non considerazione del partito. Il gruppo con Italia Viva? Un'operazione di opportunità parlamentare, nulla di più, una cosa utile da fare. Forse una delle poche fatte ultimamente.
Il resto è desolazione. Ci aspetta un lungo cammino di ricostruzione.

lunedì 5 agosto 2019

Adotta un Parlamentare

Oggi mi sento in vena di difendere una delle cause più stra perse che ci possano essere, ovverosia quella del numero dei parlamentari. E' in dirittura d'arrivo la legge, pomposamente definita dai grillini, con la loro solita moderazione "taglia poltrone", che prevede la riduzione a 400 dei deputati e a 200 dei senatori. Circa il 40% di quanto non siano oggi. La riforma non prevede nient'altro. Ovviamente nessun si sente in grado di esporre in modo forte il proprio dissenso, perché davvero oggi provare a contrastare una proposta simile significa voler fare la fine di San Sebastiano. Però, per un istante proviamo a ragionarci su. Di per sè è vero che abbiamo un numero squilibrato di parlamentari, ma ciò è dovuto al nostro bicameralismo perfetto, che duplica le funzioni delle due camere. Se la riforma, come per sempio la vituperata proposta del 2016, prevedesse una differenzazione delle attività dei due rami del Parlamento, credo che rivedere il numero dei parlamentari sarebbe doveroso e inevitabile. Personalmente penso che stavolta la riduzione del numero degli eletti possa approdare ad approvazione, anche se essendo riforma costituzionale avrà un percorso complesso prima di diventare effettiva, e potrebbe bloccarsi in caso di crisi di Governo. Fosse approvata, la riterrei comunque un'occasione persa. L'ennesima, di  rivedere le funzioni del Parlamento e trasforamre il Senato della Repubblica in Senato della Autonomie, dove dare rappresentanza alle articolazioni regionali e municipali dello Stato, consentendo di armonizzare i processi di rivendicazione autonomista che vengono da varie Regioni e che sono oggi altro terreno di forte fibrillazione sociale  e politica. 
Circa poi il principale merito di questa riforma, ovverosia la riduzione dei costi, sebbene i pasadran gialli parlino di 100milioni di euro l'anno (inezie, ma tutto fa brodo), conti più avveduti riducono la stima di quasi la metà, certo fanno comodo anche quelli, sempre che non ci siano controindicazioni.  In partucolare come osserva la VOCE, si potrebbe porre un tema sulla rappresentanza, in un momendo in cui tutti ne denunciano i deficit (ricordate le grida ai tempi del già citato referendum del 2016?), infatti  "Dal punto di vista della rappresentanza democratica, oggi un deputato rappresenta circa 96 mila abitanti (ovviamente, la metà di quanti ne rappresenta un senatore), mentre dopo la riforma ne rappresenterebbe 150 mila. Sarebbe il numero più elevato nell’Unione europea, prima di Spagna (133 mila circa), Francia e Germania (116 mila circa)", noi italiani siamo sempre famosi per passare da un estremo all'altro, di sicuro questo renderebbe ancora più distante l'eletto dall'elettore, non essendo previste strutture intermedie, oltre che si creerebbero delle condizioni parlamentari di non semplice agibilità/accessibilità democratica per le minoranze.
Non vorrei che fosse solo la necessità di dare un facile boccone in pasto all'opinione pubblica quello che spinge avanti questa riforma, che potrebbe anche uscirne pasticciata come altre su temi similari per poi venire sonoramente cassata, proprio nel nome della Costituzione, che qualcuno dal 2016 dice di difendere (ed é interessante il silenzio odierno di molti allora particolarmente chiassosi).





giovedì 18 luglio 2019

La Giustizia gialloverde

Nel mentre tutti sono concentrati nelle quotidiane dispute che sorgono attorno all'agire (ma più che altro al dire) del Ministro degli Interni, onnipresente e debortante, saldamente nel cuore di molti italiani, con l'opposizione di fatto, ancora incapaci di darsi un progetto e un linguaggio, e quindi mentre scateniamo guerre di religione per ogni barcone nel mediterraneo, urliamo alla perfida Europa  e solidarizziamo con un plantigrado trentino e molto meno con gli indigenti, italiani o stranieri che siano, e trascuriamo la sfida climatica e riteniamo ininfluenti gli assetti geopolitici mondiali, qualcosa di ben più preoccupante è in gestazione dalle parti del Governo. Non è tanto la politica economica o finanziaria (certo non rassicuranti), quanto la riforma del sistema giudiziario. Riforma che sembra ispirata al giustizialismo social, al pressapochismo di questi tempi e all'esigenza di propaganda più che di Giustizia. Il tema in questo momento, come ricordato tempo fa, sembra essere percepito solo dalle Camere Penali, in fibrillazione da mesi, molto poco dall'opione pubblica. Certo è noto che in Italia sia la giustizia civile che penale siano in perenne affanno, problemi organizzativi, di risorse, di spazi, di riforme mai fatte o mal fatte, di una legislazione complessa, e sarebbe necessario affrontare il tema in modo organico e pragmatico, ispirati dalla necessità di darsi un sistema efficiente, razionale e funzionale. E sopratutto indipendente. Invece si lavora a spot, secondo l'emotività del momento. E l'emotività oggi spinge contro il dibattimento. Mentre perdura lo scandalo della carcerazione preventiva in attesa di giudizio (sì è uno scandalo sopratutto se usata strumentalmente e ancor di più su chi si confermerà innocente), l'attuale ministro... Bonafede, si quello che si vestiva da guardia carceraria, che peraltro sarebbe pure Avvocato, sta lavorando a una riforma del codice penale che contrae significativamente lo spazio al dibattimento. La cosa segue la riforma della prescrizione. E' evidente che si vuole ridurre lo spazio dove si acclarano i fatti, nel nome di tempi rapidi e certezza del giudizio, si preferisce arrivare a sentenze sbrigative, di condanna preferibilmente, perché quello che si vuole è una Giustizia che si limita a ratificare quello che già viene sentenziato dal "popolo" nel tribunale popolare dei social. La cosa dovrebbe preoccuparci un poco tutti.

giovedì 13 giugno 2019

Per arrivare, si deve almeno partire

Le elezioni europee sono passate e con esse anche le amministrative. Ovviamente c'è stata la prevista affermazione leghista, il tracollo  pentastellato, forse segno di una parabola discendente irreversibile, visto anche l'esito delle amministrative. si conferma il fatto che una maggioranza alternativa per il governo di questo paese c'è, ed è pure peggio dell'attuale, con una Lega egemone e la Meloni a far da mosca cocchiera. Probabilmente andremo al voto prima o poi, sopratutto quando ci sarà da prendere atto dei pessimi risultati sui conti pubblici delle politiche pentaleghiste e nessuno vorrà assumersi la responsabilità del fatto, gridando all'Europa cattiva contro l'Italia. C'è indubbiamente un problema culturale in questo paese. Le posizioni di chi inneggia Salvini ne sono un emblema. Per problema culturale non intendo tanto una questione di livello, nel senso che non ritengo semianalfabeti gli elettori della Lega, ma di tipologia. Ritengo, cioé, che esista una cultura sostanzialmente egoista, chiusa e in parte irretita dalla propaganda, che non comprende come siamo in un tempo in cui è la connessione, il dialogo, il pragmatismo, l'innovazione tecnologica e la solidarietà diffusa che ci possono fornire gli strumenti per affrontare il presente e le sfide che ci pone e non insensate chiusure e ritorni a formule del passato. Il confronto serrato con questa fetta di popolazione, che deve, però, essere diverso nello stile, non aggressivo, ma assertivo, è l'unico strumento per sottrarli progressivamente a quei processi culturali. Unitamente alla necessità di costruire un'alternativa programmatica, ideale e organizzativa che divenga da stimolo per chi oggi si astiene a tornare a partecipare. Non si potranno sovvertire gli equilibri elettorali se non si "richiamano in servizio" pezzi di società oggi avulsi dal dibattito politico. Qui veniamo al centro sinistra. tutto insieme è al 30%. poco. Sopratutto per come è composto. Abbiamo il PD e qualche frattaglia. O meglio, il PD alle europee, così come alle amministrative, ha tenuto o è cresciuto solo laddove ha dato impressione di empatia, innovazione e rinnovamento, non a caso grande merito lo si deve a Calenda che ha saputo dare un volto alle aspirazioni di rilancio di parte del mondo progressista. Ci fossero stati più candidati così le cose sarebbe andate anche meglio. Comunque è indubbio che il PD ha fatto un certo sforzo nella composizione delle sue liste. Assai meno nell'elaborazione culturale e programmatica. La tattica di Zingaretti sembra solo quella di aspettare che "passi la nuttata", ma la notte non passerà da sola. Lo dimostra il fatto che a livello europeo solo quelle forze che hanno saputo caratterizzarsi con una proposta chiara, sui temi dell'innovazione e dell'Europa, come Verdi, Liberldemocratici e Socialisti in qualche paese (mentre per esempio il decantato Corbyn ha dimostrato  la sua inadeugatezza) hanno ottenuto buoni risultati, contribuendo a bloccare l'onda sovranista, che comunque già si sta sparpagliando, secondo gli interessi particolari. Ora c'è da far sì che il blocco Verde-Liberale-Socialista e popolare sappia finalmente rilanciare il progresso europeo, superando tutti quei fattori che sono stati i principali argomenti dei sovranisti. In questo senso, il progetto Calendiano, che di fatto preconizzava un'alleanza larga tra i riformisti e i progressisti vari ha avuto forma, ed è un peccato che in Italia la cosa sia stata colta solo parzialmente. Mi riferisco in particolare a +Europa e aggregati, che per calcoli (sbagliati, prevedibilmente) non ha permesso un più forte aggregato europeista. No la lista non è andata bene, non c'è stato nessun passo avanti, contrariamente a quanto affermano alcuni degli esponenti che vi hanno partecipato. Dalle politiche a oggi, + Europa, non è cresciuta, nonostante una buona presenza mediatica, l'ingresso in lista di Pizzarotti, Rutelli e il PSI. A mio avviso +Europa, a cui avevo guardato con molto interesse, orientandosi, lasciamo perdere come, su Della Vedova al suo congresso, perdendo l'occasione con Cappato (che sta facendo un lavoro molto innovativo con l'associazione da lui fondata) di fatto si è indirizzata ad essere un soggetto schiettamente Liberal-Liberista. Nulla di male, ma politicamente parlando è una nicchia elettorale estremamente ridotta in questo paese e sopratutto con ridotte capacità aggreganti, specie se con una leadership di scarsa empatia.
Nella partecipazione PSI alla lista vedo positivo l'aver scelto 5 candidate donne, perché dovrebbe essere il punto di partenza per caratterizzarsi come coloro che pongono con forza il tema delle dispari opportunità in questo paese. I problemi di competitività, produttività, occupazione, sostenibilità del sistema pensionistico, di denatalità li si devono molto al fatto che l'accesso al mondo del lavoro, le possibilità di carriera, l'equità dei compensi, per le donne nell'Italia del 2019 restano ancora molto difficoltose, esistono preclusioni, resistenze, discriminazioni. La donna è ancora vista come una problematica del lavoro e non una potenzialità. Inoltre, è bene  diserselo, una fetta importante dello Stato Sociale in questo paese lo fanno le donne, a gratis (chi bada i figli? chi si ciuccia i vecchi? etc etc). Gli ostacoli sono culturali e strutturali. Ecco, caratterizzarsi su questo tema, significa poterne abbracciare molti altri, ma significa anche concrentrare le forze. Non si possono disperdere le esigue risorse che si hanno in velleitarismi. In Italia il PD è balcanizzato, non ha una prospettiva chiara, la cultura ecologista riformista non ha una casa politica e gli europeisti restano frammentati. Manca una elaborazione complessiva della situazione. Oggi bisogna lavorare su questo e su organizzazione. A me personalmente, l'unico che sembra avere contezza della situazione, piaccia  o meno, è Carlo Calenda e riterrei più utile (e coerente, visto che per primi i socialisti proposero la sua medesima idea di coalizione europeista e ne abbracciarono il manifesto poi) riprendere quel dialogo e quel percorso.

venerdì 24 maggio 2019

lo Sciopero del Diritto.

Si protrae ormai da qualche mese lo stato di agitazione delle Camere Penali in Italia. Sì, quelli che l'attuale Ministro della Giustizia (avvocato ricordiamolo - magari ricordiamoglielo anche) ha definito "azzeccagarbugli", non in senso elogiativo, ormai da tempo denunciano lo stato della Giustizia in Italia e ancor più le autentiche derive e demenzialità inaugurate negli ultimi mesi. I rilievi mossi sono pesanti, le questioni sollevate essenziale per uno Stato che voglia dirsi civile e democratico. Soprattutto per uno Stato che dica di voler tutelare la Libertà dei propri cittadini. Ciò nonostante media e cittadini danno rilievo scarso alla questione, la notizia è poco discussa, l'opinione pubblica indifferente o addirittura, quando informata, ostile, come non comprendesse che ciò di cui si sta parlando è la sua Libertà, la nostra, la Libertà d'ognuno, il Diritto alla Giustizia che ogni cittadino ha, per merito del patto sociale siglato con lo Stato. Le camere penali per meglio esporre la propria posizione hanno elaborato un documento, su cui vi inviterei a informarvi e al leggerlo con attenzione. Un passaggio del manifesto mi sento di sottolineare, poiché ben esprime la situazione presente: "Il populismo penale è oggi al Governo del Paese e raccoglie intorno a sé un facile quanto incontestabile consenso popolare." Oggi infatti si aggrediscono come nulla fosse principi del Diritto e della Costituzione, tra plausi di popolo, senza per altro affrontare i nodi veri, che rendono la nostra Giustizia inefficacie, in questo onestamente, l'atteggiamento e le azioni di parti significative della Magistratura non aiutano il dialogo e soprattutto chi davvero lavora per migliorarla. In questo senso invito a leggere l'ultimo libro di Carlo Nordio "La stagione dell'Indulgenza" in cui analizza lucidamente le contraddizioni della Magistratura. Indubbiamente io sul tema sono piuttosto sensibile per due ragioni:
- qualche lustro fa ho potuto visitare un carcere, pur rimanendovi solo un paio d'ore, m'è bastato, chi grida alla galera dovrebbe farsi un giro ogni tanto;
- sono stato, e sono, mio malgrado, imputato in alcune vicende giudiziarie legate alla mia posizione lavorativa e per quanto poco, pure io ho patito sia la gogna mediatica, che la strumentalizzazione a mio danno della situazione in vari ambiti, che ovviamente, la scomoda situazione di dover frequentare le aule di Giustizia, anche qui provare sulla propria pelle il sistema aiuta ad aver maggior ponderazione nei giudizi e soprattutto a comprendere l'importanza di determinati presidi.

Per questo la battaglia delle Camere Penali va socializzata, non è una battaglia per garantire l'impunità, ma la civiltà Giudiziaria, la democrazia e un sistema penale, che non sia un sistema vendicativo e impulsivo, ma pragmatico, obbiettivo il più possibile e davvero fondato sul patto sociale che esiste tra Stato e Cittadini.

domenica 5 maggio 2019

deserto democratico

Ho letto in un quotidiano locale qualche giorno fa che ben sei comuni della provincia di Padova, impegnati nel rinnovo delle amministrazioni locali, hanno un solo candidato a Sindaco e, quindi, hanno il problema del raggiungimento del quorum, pena il commissariamento. Facendo una rapida ricerca, il problema è presente anche in altre realtà della penisola, addirittura in qualche comune nemmeno si è trovato UN candidato, con conseguente commissariamento fino al prossimo "tentativo" elettorale. La cosa dovrebbe fare seriamente riflettere perché è un altro dei più evidenti sintomi della patologia che ormai affligge la democrazia italiana. Alla faccia dei nuovisti, nazionalisti, moralisti vari che con la retorica della partecipazione e della demonizzazione delle elites hanno avvelenato il dibattito pubblico in questo paese. L'impegno pubblico è diventato in primis una colpa. Chi si occupa di politica diventa "sporco" a prescindere. L'ho sperimentato personalmente, ricordo bene, quando la prima volta da semplice candidato consigliere comunale, in piazza a volantinare, venivo apostrofato male da più di un passante come membro della "parassitaria politica" - usando un eufemismo - e stiamo parlando di quasi 20 anni fa. Oggi è molto peggio. Si è poi aggiunto che l'impegno politico, non va retribuito. Certo si era arrivati a degli autentici scandali con i ristori dei rappresentanti istituzionali a vari livelli, compresi i più bassi, per non parlare delle cariche nelle società pubbliche varie. Ma come sempre si è esagerato. Adesso le cifre sono decisamente irrisorie. Non si riflette che chi si impegna nella cosa pubblica deve sottrarre tempo alla propria attività lavorativa, talvolta completamente. Credete che stare 5 anni a fare il sindaco consenta poi progressi di carriera? E' chiaro che a questo punto solo benestanti particolarmente filantropi e idealisti (oppure pericolosamente interessati), pensionati, disoccupati, sfaccendati, sprovveduti, o irriducibili animati da spirito democratico, si cimenteranno nella gestione pubblica. Ovviamente dopo aver superato lo scoglio delle difficoltà croniche di carenze strutturali ed economiche che affliggono molti enti locali, la spesso immeritata e comunque esasperata pubblica ostilità verso chiunque occupi una carica pubblica e la complessità normativa che spesso porta inevitabilmente, loro malgrado, anche gli amministratori più retti, in complessi, pesanti, logoranti, iter giudiziari, che spesso si concludono in nulla di fatto, ma comunque sufficienti a minare l'esistenza dei malcapitati.
Ci si aggiunga che tale situazione è determinata anche dal fatto che in Italia esiste una pletora di piccoli comuni, che qualche tempo fa una campagna mediatica, capeggiata da molti VIP dello spettacolo (che una volta di più hanno confermato la loro totale incompetenza) ci aveva raccomandato di difendere, perché il loro accorpamento era equiparato a un attentato alla democrazia; orbene, questi comuni sono ormai del tutto inadeguati strutturalmente a far fronte alle esigenze del territorio e gli accorpamenti servono appunto a raggiungere dimensioni tali per poter davvero essere al servizio dei cittadini, spesso sono campanilismi duri a morire e miopie di comunità troppo chiuse a impedire questi processi. Si preferisce deperire che rinnovare.
Le forze politiche e sociali in tutto questo hanno forti responsabilità, perché di volta in volta hanno cavalcato le pulsioni peggiori per mero tornaconto elettorale, anziché proporre soluzioni effettive, lungimiranti e coraggiose.
Il risultato è il progressivo deserto democratico. Che può essere prodromo di autoritarismo o semplicemente, e penso sia il nostro caso, in una inesorabile decadenza e deperimento, istituzionale, sociale e civile.
Come uscirne, con l'impegno e sopratutto avendo il coraggio di sostenere chi s'impegna, e abbandonando quell'acre livore che ormai ammorba la nostra vita pubblica. E questo non dobbiamo chiederlo a chi sta "in alto", ma a noi, il cosiddetto "popolo".

mercoledì 10 aprile 2019

Le mosche nel pugno

Dunque alla fine il dato è stato tratto. Il PSI sceglie di entrare nella lista di +Europa e Italia in Comune, si badi "entrare", non fare la lista insieme. Non ci saranno riferimenti nel simbolo della lista, anche perché i simboli sono già stati depositati. Premetto, a me +Europa piace, stimo la Bonino, anche se politicamente lei è più una solista, capace di guadagnarsi stima e rispetto, più che consenso, condivido molti dei temi di quel partito, anche se la vicenda congressuale che ha portato alla segreteria Della Vedova, mi ha lasciato perplesso, fossi stato di quel movimento, sicuramente avrei votato Cappato. Che tra l'altro sta creando un bel movimento di impegno politico. Ciò detto, quando qualche mese fa ho deciso di aderire di nuovo al PSI, lo facevo spinto dalla prospettiva della riproposizione della Rosa Nel Pugno. Ossia in un soggetto del moderno socialismo liberale, che potesse essere portatore di innovazione e che diventasse interlocutore affidabile per quei mondi che chiedono un'Italia che guardi al futuro. Quindi le imprese che vogliono investire in tecnologia e in riqualificazione del Lavoro, i Sindacati che vogliono introdurre meritocrazia e si pongono il tema della produttività, i settori della scuola che si pongono il tema di un cambio di paradigma nell'istruzione e formazione nel nostro paese, i settori della ricerca che chiedono di poter operare anche nel nostro paese, le fasce più deboli che non vogliono beneficenza, ma dignità, gli ambientalisti che credono che l'ambiente si tuteli con il pragmatismo e l'innovazione e non il pauperismo e la fuffa  e così via...E ovviamente che sostenesse un rilancio del cammino di integrazione europea Certo un percorso non breve e non immediato. Ero ben consapevole che difficilmente una lista simile si sarebbe potuta presentare a "queste europee", visto il poco tempo, ma si sarebbe potuto dare già un segnale, avviare un percorso. E poi in queste elezioni europee era (è) necessario creare un forte aggregato che abbia un buon consenso elettorale, per moderare il successo che, quasi inevitabilmente, anche nel nostro paese, e forse sopratutto, avranno i nazional populisti (li chiamo così perché dire "i bastardi" suona male). Certo servirà un patto di collaborazione tra quelle forze in seno all'europarlamento, il PSE, l'ALDE, i VERDI EUROPEI e quelle porzioni di PPE non ottenebrate, affinché il fronte sovranista non riesca a ingessare quel poco di processo di integrazione europea in atto. In questo senso avevo raccolto di buon grado l'appello di Carlo Calenda "Siamo Europei", sperando in un movimento unitario in tal senso. Purtroppo così è stato solo in parte. Il PD ha comunque aperto chiaramente a questo progetto, inquadrandolo in seno al PSE, Calenda, pur con le titubanze del caso a seguito dei dinieghi di Italia in Comune e +Europa è andato comunque avanti e alla fine la lista PD-Siamo Europei - PSE ha avuto battesimo e sarà, piaccia o meno, quello il vero soggetto che alle prossime europee potrà proporsi come alternativa alle liste del Governo del Peggioramento. E sarà quella lista che rappresenterà il PSE in Italia, lo dico per i compagni che non lo avessero chiaro. Mi risulta quindi poco comprensibile la scelta del PSI di aderire alla lista di +Europa, per varie ragioni:
  • la prima ovvia, al recente congresso che ha eletto Maraio segretario, al sua mozione era centrata su Rosa Nel Pugno, europeismo e rilancio caratterizzazione socialista. Aderire a +Europa significa rompere col PRTT, detentore del simbolo della RnP e con cui fino a oggi si è condiviso tanto cammino. 
  • la seconda è visto che sia la prima che la seconda mozione, quella Iorio, sottolineavano la necessità di valorizzare l'identità socialista, financo a presentare, a prescindere dal risultato nel caso della mozione Iorio, anche il simbolo di partito, si entra in un soggetto dove non c'è nessun riferimento simboli al PSE, anzi è inquadrato nell'ALDE (famiglia rispettabilissima) e fa riferimento al PDE, forza europea centrista, mentre esiste comunque una lista che piaccia o meno, un riferimento nel simbolo, grande o piccolo che sia, al socialismo europeo ce li ha.
  • la terza è che fino al congresso tutti avevano sposato la bontà dell'iniziativa di Calenda.
  • la quarta è quella relativa alle prospettive di risultato. Si dice che nel listone PD-SE-PSE non c'è speranza di elezione. Non è vero, basta costruire bene le candidature e fare accordi, l'esperienza della lista "Uniti nell'Ulivo" di qualche europea fa lo dimostra, si elessero due eurodeputati (allora c'era lo SDI), mentre la lista di +Europa naviga pericolosamente sul filo del rasoio del 4%, anzi è ancora ben sotto nei sondaggi, rischiando di non eleggere nessuno (o al massimo molto molto pochi, secondo voi di quei pochi, lasceranno che ce ne siano del PSI?)
  • la quinta, va bene autonomia e identità ci mancherebbe, ma non si può non lavorare a una prospettiva di unità delle forze che si richiamano al PSE, acrimonie anti PD - e se lo dico io... - non hanno più senso di esistere, le guerre a sinistra ci hanno portato alla miseria odierna.
  • si dice che la RnP non si è potuta fare perché il PSE non ha dato l'uso del simbolo per evitare la raccolta firme. E perché avrebbe dovuto darlo? In queste condizioni  una lista RnP o comunque un'altra lista con richiamo al PSE non avrebbe avuto speranza di raggiungere il 4%, ma avrebbe probabilmente sottratto consensi potenzialmente utili alla lista PSE già esistenti per eleggere magari uno o due europarlametari in più, che visto il probabile assetto del prossimo europarlamento sono tutt'altro che numeri da buttare.
Insomma, nello spazio di una settimana la RnP appena accennata sfuma del tutto, ci si imbarca in un cartello elettorale, che al di là dei proclami tale resterà, sopratutto se non ci saranno buoni risultati e si spera di vedere fallire la lista del PD, come se questo non volesse dire annichilire ulteriormente le speranza di costruire una qualche alternativa al fronte gialloverde. Non posso che palesare la mia profonda delusione. Vuol dire che me ne vado di già dal PSI? Anche se non penso che la cosa fregherebbe poi molto. Comunque No non sarebbe serio, ma pur da semplice aderente, paleso il mio dissenso e dichiaro che alle europee voterò per il Socialismo Europeo.

Lettera aperta al compagno Giovanni Crema

     Caro Giovanni ho letto con grande attenzione, comprensione e partecipazione la lettera in cui comunichi pubblicamente la tua decisione ...