C'è chi grida alla fine della democrazia, chi lo invoca come uomo della
provvidenza, chi lo adula (oggi), chi lo esecra, pur non avendo un
grammo di competenza e credibilità per farlo. A me Draghi piace. Perché è
indubbiamente un competente, un generoso, un europeista serio, un
razionale, non è innamorato di se stesso come altri, non ha bisogna
dei social, e poi viene annoverato tra i liberal socialisti e dai fatti
lo sembrerebbe proprio. E' un signore, che ha messo la sua credibilità e
storia al servizio di questo paese, in uno dei suoi momenti peggiori,
per la pandemia, la crisi economica e forse all'apice dello scadimento
della democrazia dei partiti, e del parlamento, popolato di personaggi
improbabili, squinternati, inetti, in perenne zuffa, purtroppo specchio
di un paese, roso dall'invidia sociale, dal malcontento, dalle
diseguaglianze e inefficienze e da una certa crassa ignoranza. La
pandemia, ci ha fatto toccare il fondo e ha costretto questo sistema ad
autocommissariarsi (ma non ad autoriformarsi), per fortuna avevamo un
Draghi nella manica, spero riesca a restarci il più a lungo possibile e riusciamo a mantenere un galantuomo anche al Colle. Ma prima o poi questa fase di "salvezza nazionale"
piuttosto riottosa finirà e rischiamo di ritrovarci come prima, anzi un
po' peggio, perché abbiamo scoperto di avere nella nostra società pezzi
che ormai sono decisamente fuori centro e problemi strutturali non
affrontati, tra cui la qualità della classe dirigente, la concezione
della politica, il relativo impegno civico e civile e un problema demografico grande come una casa - unito alle sfide della transuzione ecologica. Bisogna usare
bene questo tempo e tornare alla politica delle cose, di nenniana
memoria. I partiti devono ritrovare una dimensione sociale, non bastano i
programmi, le idee, gli slogan, i social o i convegni. I partiti devono
anche dare risposte materiali. Quelli di sinistra particolarmente. Si
parla di aggregato liberal socialista. Non deve essere una cosa da
intellettuali o addetti ai lavori. Certo deve avere una dimensione
culturale forte e la deve diffondere con metodi capillari, i social e
non solo, i dibattiti, le discussioni, la formazione e la
partecipazione. Ma un soggetto della sinistra riformista - che oggi non
c'è, diciamolo, non basta dichiararsi tali o rifarsi a grandi passati -
deve avere una dimensione concreta e pragmatica. Agli albori erano
riformisti i promotori delle società di mutuo soccorso, delle leghe
bracciantili e così via. Organizzavano scuole per gli analfabeti,
sostegno laddove non c'erano ammortizzatori sociali, difesa degli
indigenti. Oggi cosa c'è di tutto questo? Al massimo il sostegno alle
manifestazioni o la solidarietà sui social. Ci siamo indignati per i
dipendenti di Amazon costretti a vivere nei camper per esempio. ma si è
vista qualche forza di sinistra andare lì, che so a portare almeno un
thé caldo? Non mi pare. Una volta le forze di sinistra avevano il quadro
completo delle famiglie in difficoltà nei loro paesi, oggi nelle aree
di disagio, nelle periferie è più facile trovare i neofascisti, o
peggio. Per ritrovare credibilità e rappresentanza bisogna tornare a
parlare anche con quelle persone e con i lavoratori, imprenditori
compresi, senza preconcetti e ad esserci con coerenza e costanza, partecipare alle loro difficoltà e farle proprie, come delle intuizioni,. Non
solo nello spazio delle dichiarazioni elettorali. Solo così si potrà
davvero, come disse Turati "Rifare l'Italia", rifacendo gli Italiani.
affinché, un giorno non si dica: "i tempi erano oscuri, perché voi avete taciuto"
lunedì 27 dicembre 2021
Quantunque DRAGHI
domenica 14 marzo 2021
Francamente io non capisco
Onestamente davvero non capisco i democrats che piangono il Conte 2. Che lo raccontano come un illuminato e fulgido esempio di nuovo corso laburista, che raccontano di un Conte, diverso da quello al governo con Salvini, con cui ha condiviso tutto e con cui ancora starebbe se quest'ultimo ebbro di sondaggi e mojito non avesse preso una topica colossale. Davvero quelli che ci raccontano di una specie di colpo di stato contro il governo del popolo (fatto da chi da Mattarella?) dei poteri forti che non volevano un governo di "sinistra" che amministrasse il recovery fund. Che giustificano le mancanze e gli orrori (come le chiamiamo le misure sulla giustizia?) di quel governo, segnalando che Conte ci "metteva la faccia" sui DPCM... Ci metteva che? L'uomo che aveva ROCCO CASALINO come portavoce era maestre nel presidiare il tubo catodico, le conferenze (a raffica, davvero ci mancano i DPCM fatti nel cuore della notte nel fine settimana?) erano ampiamente costruite e sopratutto.... con che contenuti? Eh ma il problema sta qui. A noi italiani ci piacciono quelli delle sceneggiate. Quelli che ce la raccontano. D'altronde non a caso ci è piaciuto per 20anni il duce, che di sceneggiate era maestro e ci siamo fatti abbagliare da Berlusconi e poi da Grillo, teatrali e teatranti. E quindi, Draghi che ha uno stile più dimesso, parla non per annunciare, ma per presentare numeri e fatti non ci potrà mai piacere davvero. Ma sopratutto non ce li meritiamo.
Detto questo in casa PD grandi sommovimenti. Non dovrei parlare di casa d'altri, ma ciò che capita nel PD riguarda, piaccia o meno, tutto il centrosinistra. Fossi un iscritto, mi lascerebbe molto amaro, questa incoronazione di Letta senza nessuna possibilità di discutere, fosse anche solo per esprimere consenso. Ma si vede che oggi si usa così. Per come la vedo io, tutti i partiti del centro sinistra dovrebbero ammettere la loro inadeguatezza. Sciogliersi, per ritrovarsi in qualche luogo catartico per ripartire dalle fondamenta. Ma si sa, io sono un sognatore.
Sul tema PD vi lascio una lucida riflessione di Claudo Martelli. Per l'Avanti!
La Vigilia del PD
ENRICO LETTA e L'EREDITA' di ZINGARETTI
di Claudio Martelli
Quale eredità Zingaretti lascia in dote a Enrico Letta? Per rendersi conto e misurare le difficoltà che attendono il nuovo leader del PD bisogna ripercorrere gli ultimi due anni. Nell’estate del 2019 Salvini che ha appena ottenuto il 34 per cento alle europee, mette in crisi il governo Conte e reclama elezioni anticipate. I 5 Stelle che alle europee hanno dimezzato i voti sono spalle al muro, terrorizzati. Renzi, ancora nel PD, teme anche lui il voto anticipato che guasterebbe il suo piano scissionista, perciò spinge per un accordo coi grillini. Zingaretti che all’opposizione aveva recuperato quattro dei tanti punti persi da Renzi è perplesso, ma si lascia convincere. Corre in soccorso di Di Maio ma, inspiegabilmente, anziché dettare qualche condizione accetta tutte quelle che gli pongono i grillini: presidente lo stesso Conte e lo stesso programma: taglio dei parlamentari e della prescrizione ovvero processi senza scadenza, quota 100 e reddito di cittadinanza intoccabili infine, persino i decreti sicurezza di Salvini che resteranno in vigore per un anno. Ma Zinga passato dal dubbio all’euforia promette niente meno che “la rivoluzione!”e per cominciarla propone ai 5 Stelle un’alleanza strategica. Poi quando Di Maio e i governatori PD - tutti salvo Emiliano - lo smentiscono nega di averne parlato, ma poco dopo rilancia definendo Conte – appena reduce dal governo con Salvini – “un riferimento per tutti i progressisti”. Con la pandemia prima negata poi drammatizzata il governo vara i provvedimenti graditi ai 5 Stelle e per il resto si affida alla comunicazione seriale di Conte - più presente in tv di Bruno Vespa e Lilli Gruber messi insieme. Il premier che non governa ma rinvia è abile ad attribuirsi i meriti degli ingenti aiuti europei in verità spronati dal commissario Gentiloni e decisi da Macron e Merkel. Conte è solerte anche nell’accumulare potere nelle proprie mani e in quelle di Arcuri fidato tramite con D’Alema, mentre Goffredo Bettini redivivo ideologo del PD e della coalizione lo innalza, lo celebra, lo adula quale “statista” e insostituibile leader del nuovo fronte progressista. A un certo punto anche Zinga si accorge che qualcosa non va e sembra impuntarsi: “Il governo cambi passo, non si può tirare a campare, il MES è necessario” ma viene dissuaso dall’ineffabile Gualtieri e zittito dallo stesso Conte. Quando poi Renzi apre la crisi e Conte il mercato dei transfughi Zingaretti chiude le porte a Renzi, incita Conte a resistere e si accoda ai ministri dem e al suo vice Orlando che proclamano in tv: “O Conte o elezioni, noi non andremo mai al governo con la Lega, né con Draghi né con Superman”. Pochi giorni dopo Mattarella e Draghi formano un governo di unità nazionale con Grillo e Salvini, il PD e Forza Italia. Orlando non batte ciglio felice di tornare ministro con Giorgetti, Molteni e Garavaglia. A completare il fallimento politico di Zingaretti Conte abbandona il ruolo di federatore del centro sinistra e si prepara a fare il capo politico dei 5 Stelle. Con lui alla guida – dicono i sondaggi – i 5 Stelle recupereranno molti voti perduti sottraendoli proprio a quel PD che lo ha messo sull’altare. Tardi, molto tardi anche Zingaretti si è reso conto del disastro combinato, ma anziché chiedere scusa sferra il classico calcio dell’asino. Impegnato a scambiare poltrone tra sottosegretari del PD e assessori dei 5 Stelle cooptati nella sua giunta regionale, Zingaretti dichiara di vergognarsi del suo partito, lo accusa di occuparsi di poltrone in piena pandemia e ribollendo di sdegno si dimette da segretario.
Merita attenzione anche quella parte dell’invettiva zingarettiana destinata a chi non parla nelle riunioni di partito ma all’esterno logora la leadership con critiche e distinguo. Merita attenzione perché nell’era Zingaretti le riunioni del PD di solito sono state convocate, aperte e concluse dalla relazione del segretario senza il fastidio di un dibattito. A memoria non esistono precedenti di un leader di partito che pur disponendo di una larga maggioranza si sia dimesso insultando i suoi sodali. Non essere un leader non è una colpa, lo è fingere di esserlo, fallire nel dimostrarlo e andarsene sputando sul proprio partito.
Certo, Zingaretti a parte, il PD ha colpe e difetti antichi, strutturali, forse congeniti – l’incerta identità, il labile radicamento sociale, il correntismo, il governismo - ma ora e innanzitutto è proprio dalla ingombrante eredità politica di Zingaretti che dovrà diseredarsi. Un’eredità che ha esasperato i tratti negativi dei post-comunisti - “figli di un dio minore” secondo l’auto definizione di D’Alema agli inizi della parabola, e perciò subalterni ai poteri forti dell’economia e della magistratura, ma anche specializzati nel parassitare gli alleati. Disposti a ogni fusione e confusione e però incapaci di proporre al paese una propria idea d’Italia e un proprio leader. Proclivi a inchinarsi a “un papa straniero” – preferibilmente cattolico - salvo poi logorarlo e metterlo da parte come, in modo diverso, accadde con Prodi, con Rutelli, con Renzi, ma non coi populisti e con Conte.
Ricapitolando: se era comprensibile e giustificata l’alleanza di emergenza con i 5 Stelle per impedire a Salvini di impadronirsi del potere, il modo con il quale Zingaretti ha praticato l’alleanza è semplicemente imperdonabile. Abbia pazienza Bettini: dire le cose come stanno non è mancanza di rispetto è un dovere politico, è spirito repubblicano.
Imperdonabile è stata anche la fredda accoglienza riservata a Mario Draghi. Le riserve malmostose, i patetici rimpianti di com’era bello il governo giallorosso, la pretesa di mettere subito tra parentesi l’unità nazionale per far rivivere quanto prima possibile l’alleanza coi 5 Stelle significa non aver capito che una stagione è finita e un’altra nuova è cominciata. Insistere su un passato molto più ricco di ombre che di luci – per l’Italia e per il PD – può solo propiziare il suicidio strategico previsto dai sondaggi che segnalano un PD in caduta libera tra il 16 e il 14 per cento.
Sentire come più affine, più di sinistra e più riformista il governo Conte rispetto al governo Draghi è prova di immaturità e di cecità. Se questo abbaglio dovesse tradursi nel lesinare al nuovo governo fiducia, sostegno, respiro, durata, se dipingerlo come un governo tecnocratico “spostato a destra” esprime il desiderio di una profezia che si autoavvera siamo di fronte a una forma estrema di quel male della sinistra che Veltroni bollò come “tafazzimo”.
Se le categorie di destra e di sinistra conservano un significato verificabile nelle parole e dai fatti Mario Draghi è più di sinistra di Giuseppe Conte. Non solo perché l’ex governatore di Banca Italia e della Banca Europea si è definito un socialista liberale e l’ex avvocato si vanta di essere “un sano populista”. Le parole vanno prese sul serio, almeno quelle delle persone serie e il socialismo è certamente di sinistra mentre il populismo che si vuole né di destra né di sinistra è spesso, se non sempre, anche di destra. Ma non si tratta solo di parole.
Le esperienze, le storie, prove di chi ha salvato l’euro e l’Italia dalla bancarotta sono molto diverse da quelle di chi ha governato distribuendo pensioni anticipate, mance, sussidi e giustizialismo a gogò. A meno che questo PD, a differenza di quello delle origini, non consideri la competenza, il merito e la cultura connotati di destra anziché, come in realtà sono, criteri e valori di eguaglianza, sinonimi di progresso e strumenti “dell’ascensore” sociale disponibili per tutti. Anche il governo di Draghi è più di sinistra di quello di Conte. Si teme la presenza di ministri della Lega e di Forza Italia? Ma la loro presenza e il loro peso sono decisamente inferiori a quelli sovrastanti che avevano i 5 Stelle nel gabinetto Conte e oggi sono inferiori per numero e per peso ai ministri del PD, di Leu e ai tecnici notoriamente vicini al PD. Di fatto al ministero del lavoro c’è Orlando al posto della Catalfo: è uno spostamento a destra? Di fatto Brunetta ha appena varato un decreto di riforma della Pubblica Amministrazione con il plauso dei sindacati (e nel silenzio del PD). La concertazione non è più uno stigma di sinistra? Spiace che ci sia un generale a occuparsi di distribuzione di vaccini? Ma la logistica in tutto il mondo e anche in Italia è specialmente radicata proprio nelle competenze dell’esercito. Che cosa muove questo rimprovero? La nostalgia dell’inaffidabile Arcuri? O un repentino ritorno all’antimilitarismo d’antan che fa a pugni con il riconoscimento anche da sinistra al valore dei nostri soldati nelle tante missioni internazionali in cui sono stati e sono impegnati?
Ha scritto bene sul Riformista Claudio Petruccioli: il PD abbagliato da Conte lo rappresenta come una specie di Allende travolto da un colpo di Stato (di chi? Di Mattarella?). Ora, Zingaretti e Bettini dopo aver condotto il loro partito in un vicolo cieco si sono dimessi, tuttavia pretendono di condizionare il nuovo segretario imponendogli di perseverare nel diabolico errore di avvitarsi anima e corpo ai 5 Stelle. Evidentemente per loro l’alleanza è più importante della vita del PD. Infatti è chiaro ed evidente che ogni speranza di ripresa di un PD indebolito e disorientato dipende proprio dal recupero di una piena autonomia ideale, politica e strategica. Autonomia dai 5 Stelle e autonomia dalle estenuanti guerre di corrente.
Se, come auguro al PD, il futuro sarà guidato da Enrico Letta scommetterei che la sua profonda conoscenza dell’Europa, l’adesione al socialismo europeo e, soprattutto, le prove di serietà che ha già dato lo terranno vicino a Mattarella e a Draghi e a distanza di sicurezza dai populisti e dai trasformisti. La vecchia alleanza è scaduta, il tempo di una nuova verrà e sarà disegnato da come ciascuna forza politica si comporterà da adesso in poi e l’adesso è il tempo dell’unità nazionale per vincere la pandemia e superare al meglio le terribili crisi che ha provocato.
da https://avanti.centrobrera.it/
mercoledì 20 gennaio 2021
Pandemia portaci via
Siamo davvero stati i più bravi a gestire l'emergenza COVID-19 come ci raccontiamo? Davvero non potevamo fare meglio e di più? Siamo in grado di affrontare efficacemente ciò che ci aspetta e investire bene i fondi che dovremmo avere per rimetterci in carreggiata (tenuto conto che il paese sbandava non poco già prima della Pandemia)? Diversamente dal 90% degli italiani e dal 120% della classe politica non ho risposte certe e granitiche. Probilmente nella prima ondata alla fine ce la siamo cavata, non troppo male. Ma nella seconda, l'incapacità cronica di programmare di questo paese e l'irresolutezza e improvvisazione di chi governa hanno fatto da padroni, portandoci al difficile quadro odierno. L'aver fatto spendere soldi agli esercenti per adeguarsi alle norme anti covid per poi aver imposto comunque la chiusura, è cosa da poco? Il non aver istituito, come nella migliore italica tradizione, un sistema di controlli efficace sulle norme covid (ecco magari i navigator servivano più qui) è trascurabile? L'assenza di pianificazione per garantire la scuola? L'aver dato messaggi (e qui ci mettiano pure i vari virologi ed epidemiologi, i comitati tecnici e le task forces, ringraziamo la prof.ssa Viola e i vari Villa, Di Grazia, Bucci, Bressanini che sul tema sono stati molto più avveduti) di tana libera tutti in estate e non aver avuto la capacità di imporre una serrata riparatrice e doverosa è trascurabile? La nomina di commissario a tutto di questo Arcuri di cui ci sfuggono le particolari capacità e le evidenze dei risultati ottenuti, a parte le ospitate dalla Venier - beato il tempo dei funzionari schivi e operativi - con le ricadute che ciò ha comportato sono pochezze? Orbene per me no, anche perché le stiamo pagando a suon di morti e debito pubblico. Che il Governo fosse pieno di impreparati lo sapevamo, che fossero pure supponenti anche, che nel M5S ci siano degli squinternati anche, che abbiano dimostrato di essere disposti a tutto (buoni a nulla capaci di tutto si direbbe) lo hanno dimostrato passando come nulla fosse da un governo con la Lega a uno con gli esecrati PD, il soparassedere su tutte le loro belle enunciazioni, arrivando financo ad abbracciare Mastella. La cosa più intollerabile, però, è la rivendicazione di coerenza di Conte e il suo far appello da governo europeista.... lui, espressione del M5S europeista esattamente come la Lega, se non meno. La cosa che a me lascia basito è l'inerzia PD. Mentre la Lega di fatto governava il Conte I, nel Conte II il M5S si rianima e Conte stesso (quel del "posso dire che..." a Di Maio) diventa uno statista insostituibile e il PD porta a casa estremamente poco, pur avendo lo stesso potere contrattuale di Salvini. Perchè? Penso perché il PD non abbia di fatto un'idea di cosa voglia essere e di come ridisegnare il paese, penso che la sconfitta del 2018 non abbia insegnato nulla e infatti nulla si è fatto culturalmente e organizzativamente per superarla, e sopratutto penso che ne PD ci sia l'idea che se loro sono al Governo, già quello è un bene per il paese a prescindere dai fatti.
La ragion d'essere di questo governo era quello di riguadagnare consenso rispetto a una prospettiva di vittoria del centro destra? Ci sta riuscendo? Direi di no visto che tutte le rilevazioni danni la destra sempre in vantaggio, è cambiato solo il peso della Meloni nella coalizione (bel successo). Può bastare per tenere un esecutivo? Io penso di no, per altro penso anche che se il Governo andrà alle destre la colpa non sarà di chi farà cadere il governo, ma del volere degli italiani. E qui si apre un tema, la democrazia ci va bene solo se vince chi piace a noi? Se gli italiani vogliono un governo Salvini-Meloni è giusto lo abbiano. Almeno potrò maledirgli gli avi senza scocciatori. Poi possiamo anche discutere se gli italiani sono all'altezza come popolo, ma questa è un'altra storia.
Crediamo davvero che l'attuale compagine di Governo sia quella che potrà affrontare la sfida di far ripartire questo paese, di cogliere l'occasione di questa crisi per provare ad intervenire sui problemi strutturali del paese, di investire bene i soldi europei (ma l'avete almeno letto il nostro piano? Poche paginette piene di retorica...), di prendere di petto il debito pubblico che già era mastodontico prima del COVID ora è fantasmagorico e rischia di mangiarci il futuro (chi pensa di risolvere il tema stampando soldi o uscendo dall'euro si faccia curare, il debito si paga e solitamente se non si interviene quello che collassa è lo stato sociale, il sistema sanitario e il sistema pensionistico, per cui pure i sereni col retributivo dormano preoccupati). Ci rendiamo conto che questo paese è più ingiusto e pieno di iniquità? Serve un governo forte autorevole, competente, io sono per tornare alla primia opzione di Mattarella: Governo Cottarelli, ministri capaci, patrocinio presidenziale e parlamento che si assume l'onere di sostenere le misure necessarie.
E' vero, la crisi la posta Renzi che ormai è sputtanato, a prascindere dalla ragioni e dalla capacità, ed è un re Mida al rovescio, e ciò è grandemente colpa sua, ma a prescindere da CHI lo dice, CIO' che dice è fondato o no? Serve o no una guida diversa?
Per tutto ciò avremmo dovuto cambiare governo e non lo abbiamo fatto. Tutto ammantato dalla retorica del bene del paese. In realtà è la paura è l'insipienza. E non posso che dolermi del fatto che la forza politica in cui io milito, il PSI, in tutto questo non ha saputo essere voce dissonante e coraggiosa, pur avendo fatto qualche importante affermazione. Alla fine, retorica e buoni propositi, e scarsa visione hanno prevalso. A questo punto serve anche capire a cosa serva un partito così.
Che tristezza. Personalmente posso solo dire che continuerò a ritenere che si debba far sentire forte la voce del dissenso ragionato, della proposta concreta. Affinché il chiasso della gazzarra della faziosità e della pochezza intellettuale non sia il solo rumore, affinché si sa sappia che non è questa la sola Italia.
"Certe battaglie vanno combattute senza paura. altre senza speranza" (cit.).
mercoledì 11 novembre 2020
Cicale e Formiche
Ho recentemente finito di leggere la "Società Signorile di massa" di Luca Ricolfi. Al di là delle convinzioni di ognuno o dell'opinibilità che si può avere sulle conclusioni dell'autore, va sicuramente reso merito per lo sforzo di cercare di descrivera la situazione attuale della società italiana, da un punto di vista socio economico, l'autore non da giudizi morali o etici, anche se implicitamente le sue osservazioni li suscitano nel lettore, o almeno a me. Partendo da diversi indicatori, Ricolfi descrive la società italiana come una società opulenta e "sazia" dove sostanzialemente si preferisce la rendita al redditto. Questo è possibile grazie alla forte patrimonializzazione accumulata dalla generazione post bellica (i boomer) e in misura molto parziale dalla successiva (la X, la mia), su cui di fatto campano le successive. Tale società si caratterizza per la presenza di più persone che non lavorano (disoccupati, pensionati, gli inoccupati NON in cerca di impiego), rispetto a quelli che lavorano, stagnazione economica, bassa produttività, patrimonializzazione diffusa e quella che lui chiama "struttura paraschiavistica" ossia, usando termini d'antan un sottoproletariato che si occupa delle mansioni più scomode, che in Italia, piaccia o meno, per tanta parte sono svolte da manodopera straniera. Ricolfi vede in questo senso l'Italia come un caso particolare, non riscontrando in nessuna altra nazione tutti i caratteri socioeconomici italici, anche se vi sono altre entità nazionali sulla "buona strada". Si badi, questo non significa che la società italiana, sia una società dove il benessere è egualmente distribuito, anzi, Ricolfi evidenzia come non sia affatto così, vi sono disparità crescenti e una sottoclasse, fatta di meno abbienti italiani e stranieri, in perenne difficoltà, e in crescente ostilità. Tra gli aspetti patologici di tale situazione vi è la spesa per gioco d'azzardo, che in Italia, vale più della spesa sanitaria, con tutti gli elementi che questo comporta, la costante dipendenza dei giovani rispetto ai genitori, che spesso sfocia addirittura nel mancato interesse alla ricerca di "una posizione", con conseguenze che si avranno negli anni a venire - non lontani - quando il combinato disposto della crisi demografica - figlia della stagnazione e delle diseguaglianze sociali e di politiche adeguate - e la bassa produttività renderanno insostenibile il sistema pensionistico. Tra gli altri aspetti patologici che l'autore evidenzia vi è che sebbene la nostra società sembra si sia "liberata dal lavoro", il tempo recuperato non è dedicato all'intelletto o all'ozio ristoratore, ma deve essere riempito con l'apparenza. Da qui si evince perché siamo il paese con più cellulari, che usa internet per svago e social e non per studio e così via. Il ritratto è impietoso, ed è chiaro che per una società che preferisce scaricare altrove i suoi problemi e responsabilità non è piacevole. Ricolfi individua nei tratti salienti dell'individualismo italico alcune delle radici di questa situazione e nella iperburocratizzazione normativa del paese (spesso nata da buoni intenti di lotta alla corruzione, per la trasparenza etc etc) per quanto concerne lo stallo produttivo. Fatto sta che a lungo il quadro non sembra sostenibile. Cosa che penso anche io, e serva una netta inversione di tendenza anche con azioni che rivestano una diversa distribuzione delle risorse, innovazione del paese e anche una certa battaglia culturale ed etica.
domenica 13 settembre 2020
oltre il 21 settembre
Le elezioni regionali in Veneto, quest'anno si sa, al di là della retorica della propaganda, hanno un esito scontatissimo. Su questo in parte abbiamo già riflettuto. E dovremo farlo particolarmente dopo la chiusura delle urne e la conferma delle previsioni. Zaia avrebbe vinto anche senza il covid, magari con una percentuale più contenuta e una maggior astensione, ma comunque non ci sarebbe stata partita. Questo nonostante i numeri della sua gestione non siano stati esaltantissimi. Con la gestione dell'emergenza sanitaria, piaccia o meno, ha acquisito stima anche fuori regione e raggiungerà un consenso elettorale strepitoso, particolarmente quello della sua lista. Consenso che, piaccia o meno anche questo, è trasversalissimo. A questo si aggiunge l'inconsistenza delle controproposte, l'incapacità di costruire un progetto alternativo credibile e di radicarlo nella regione, sopratutto l'incapacità di sintonia e simpatia con ampi settori del Veneto. D'altronde se parti ritenendo che chi vota Zaia è o un cialtrone o un disonesto o un egoista, difficilmente sarai per lui attrattivo.
Nel centro sinistra il 22 settembre non ci saranno più partiti guida, visto che il PD è destinato a poco più del 10%, non potrà più accampare primazie, e se la sorte ci assiste i 5S saranno relegati all'inconsistenza elettorale (che si unisce a quella programmatica), cosa che si spera li renda meno attrattivi al PD, che forse così. sarà più in grado di ragionare. Si dovrà ricostruire, in maniera paziente e seria, partendo dai temi, dai problemi e dalle realtà locali e dialogando, anche laddove il dialogo sarà difficile, sperando che sullo sfondo il gran successo di Zaia faccia scoppiare i contrasti con la lega Salviniana. Perché checché ne dica Lorenzoni, le leghe sono sì due, quella di Salvini e quella di Zaia, diverse, non una buona e una cattiva, perché il manicheismo in politica porta male, ma diverse, una più demagogica e una più avveduta.
La lista a sostegno della Sbrollini, animata da Italia Viva, PSI, PRI e Veneto Civico, deve avere la costanza di proseguire anche oltre le regionali, a prescindere dal risultato, deve essere il seme per ridare sostanza a una proposta riformista, per questo dovrà avere il coraggio di appellarsi anche a +Europa, e alle altre parti più progressiste del raggruppamento Lorenzoni quando questo si sfalderà (succederà fidatevi) e sopratutto ad Azione che in queste regionali è rimasta a guardare, almeno ufficialmente, e anche alla Rubinato e a tutte quelle realtà che in queste regionali sono rimaste in disparte, non trovando interlocutori.
Spero che il PSI abbia la forza e la volontà di proporre una sorta di federazione in questo senso e la nascita di un tavolo permanente di coordinamento, magari con un portavoce unico, che potrebbe essere a turno un membro delle varie forze politiche e soggetti alleati.
E mi auguro che ciò accada anche a livello nazionale, dove non mi è sempre chiara la linea PSI (non si può stare con Emiliano e con i riformisti in contemporanea), specie dopo la festa di Napoli con lo strano duetto con Bettini del PD. Certo è che è fondamentale che le forze riformiste si diano una voce unica, superando i personalismi e i campanilismi politici, altrimenti rischiamo che l'Italia abbia al sovranismo Salvin-MEloniano il Populismo Grillo-PD, vista l'ormai resa politico-culturale alla demagogia 5S del PD di Zinagaretti.
Per conto mio, nel mio piccolo, mi costasse anche scelte dolorose, non sosterrò più posizioni che non siano chiare in tal senso.
lunedì 10 agosto 2020
Pax et BONUS
La notizia è che 5 parlamentari, di varie estrazioni politiche, e poi anche dei consiglieri regionali, un conduttore TV hanno deciso di usufruire del bonus covid di 600 euro per le partite Iva. Non ne avevano bisogno, ma comunque diritto. Non illecito, ma inopportuno. Non capisco perché ci si stupisca. Dei vari bonus fin qui erogati dal Governo, se andassimo a vedere a chi sono andati, scopriremmo - come il caso della cassaintegrazione - scopriremo che non sono pochi quelli che ne hanno approfittato. Taluni mentendo, taluni semplicemente approfittando di leggi frettolose, fatte dell'emergenza da politici ansiosi di fare, ma con dubbie competenze. L'effetto è dare la stura ulteriore a chi vuole questo scriteriato taglio dei parlamentari (io vorrei il taglio degli elettori... eleggiamo degli incompetenti, CONCLAMATI, spesso adducendo questo proprio come loro merito, e poi ci meravigliamo se fanno stupidaggini o si comportano da miserabili? Vi piaccia o no, è davvero lo specchi di buona parte del paese). L'effetto è un ulteriore incattivimento sociale, che rende ancora meno lucido queste paese.
Il problema è comunque il meccanismo dei bonus. Se danno il bonus a me, allora va bene tutto, se non me lo danno e qualcuno fa il furbo ecco la protesta. Inoltre il bonus è una droga, che maschera le pecche di un'economia debole che si abitua a vivere di sussidi. Vedi il caso Alitalia o del Reddito di Cittadinanza. Insomma stiamo diventando un paese di gente che si sta abituando a vivere alle spalle di altri, non ci possiamo lamentare se anche i parlamentari fanno lo stesso. Ma prima o poi i soldi finiscono. Anzi, lo sono già.
E' tempo di fare una forte riflessione come società ed avere il coraggio di dichiarare i nostri difetti, non di inneggiare a chi li asseconda per consenso.
mercoledì 8 luglio 2020
continuiamo così, facciamoci del male...
Lettera aperta al compagno Giovanni Crema
Caro Giovanni ho letto con grande attenzione, comprensione e partecipazione la lettera in cui comunichi pubblicamente la tua decisione ...
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Si dice che "sono sempre i migliori quelli che se ne vanno...", quando uno ci lascia " era tanto una cara persona", q...
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Cosa deve succedere ancora, perché il campo del Centro Sinistra la smetta di dividersi tra autolesionisti e lesionisti e inizi costruire...
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Probabilmente ha ragione il ministro Salvini (sic!) quando dice di non essere razzista e che non lo è nemmeno l'Italia che rappresen...

